Le prime case stampate in 3D sorgeranno a Eindhoven: ecco il progetto

La stampa in 3D è ormai diventata una pratica ampiamente diffusa, che abbiamo imparato a conoscere negli ultimi anni dapprima attraverso la stampa di piccoli oggetti fino ad arredi, sedie, poltrone e tavoli. D’altronde lo sviluppo di nuove tecnologie e di nuovi metodi di produzione e progettazione sta interessando anche il mondo del design e dell’architettura, creando elementi funzionali dall’estetiche del tutto inedite, dalle forme inusuali e dai colori nuovi. Abbiamo parlato dell’impatto delle nuove tecnologie del design, in particolare dell’intelligenza artificiale, nel nostro articolo dedicato all’A.I. Design che trovate qui di seguito.

Intelligenza artificiale e design: l’A.I. Design

Costruire case in 3D: da utopia a realtà

Ma fin dove sta arrivando la progettazione e la costruzione in 3D? Potenzialmente la ricerca non ha confini e non è un caso se recentemente la Eindhoven University of Technology ha diffuso i dettagli di un progetto che prenderà il via nel 2019 e che ha un sapore decisamente avveniristico. Frutto di anni di studio e innovazione, il team della facoltà di tecnologia della città olandese, in collaborazione con diverse imprese come Van Wijnen, Vesteda, Saint Gobain-Weber Beamix e la società di ingegneria Witteveen + Bos, ha annunciato l’intenzione di stampare una serie di case in 3D in cemento e che saranno rese disponibili per essere affittate.

foto case stampate 3d eindhoven

Il progetto, chiamato Project Milestone, rappresenta la prima realizzazione al mondo nell’edilizia abitativa basata sulla stampa 3D in cemento. Non saranno dei prototipi ma si tratterà di vere e proprie case abitabili, anche multi-piano, che soddisferanno tutte le moderne esigenze di comfort e di divisione equa degli spazi; questo progetto getterà le basi per nuove frontiere nella ricerca legata alla stampa 3D in cemento e aprirà la strada a nuovi modi di costruire anche in larga scala e soprattutto in maniera decisamente più rapida.

Come verrà realizzato il Project Milestone?

Dal punto di vista operativo, secondo quanto fatto sapere dai responsabili del progetto, le abitazioni saranno costruite attraverso dei moduli, composti da pareti irregolari e complessi decori architettonici. Ogni modulo verrà stampato nella sede dell’Università di Eindhoven (con delle sofisticate macchine per la stampa 3D in cemento – esempio nella foto di seguito) e poi sarà trasportato nel cantiere, che sorgerà nel quartiere di Meerhoven (a ovest della città), per essere assemblato insieme agli altri pezzi.

foto stampante 3d cemento

L’obiettivo è, però, quello di riuscire a produrre i moduli direttamente in loco, in maniera progressiva, imparando dall’esperienza della costruzione delle prime case per perfezionare la tecnica e il materiale secondo i feedback registrati durante i lavori.

Saranno in totale cinque gli edifici del Project Milestone, la cui ultimazione è prevista per il termine del 2019. Il primo dei cinque ad essere realizzato sarà pronta per essere abitata già entro i primi mesi del 2019; sarà un bungalow a un piano con tre camere da letto. Le altre strutture che sorgeranno nell’area si innalzeranno invece su più piani.

“Il design delle case si sviluppa su blocchi irregolari immersi in un paesaggio verde”, fa sapere l’università. “La forma irregolare degli edifici sfrutta la capacità della stampa 3D di poter realizzare qualsiasi forma in maniera funzionale ed esteticamente perfetta”.

Un importantissimo vantaggio della costruzione di case in 3D è la sostenibilità. I progettisti hanno infatti spiegato come sia necessario molto meno cemento di quanto se ne utilizza per la realizzazione di una normale casa e ciò riduce sensibilmente le emissioni di CO2 originate dalla produzione proprio del cemento stesso.

Eindhoven si conferma pioniere del design innovativo

Sede della University of Technology, Eindhoven si è da sempre distinta per essere la patria del design innovativo, della sperimentazione e dell’innovazione tecnologica. Ospita aziende di diversi settori industriali come Philips, Philips Design e DAF e una delle scuole di design più importanti d’Europa, la Design Academy EindhovenTutte peculiarità emerse durante l’ultima edizione della Dutch Design Week 2017, che abbiamo ampiamente documentato nell’articolo che trovate QUI.

Per quanto riguarda la costruzione edilizia in 3D, Eindhoven (e l’Olanda in generale) non è affatto nuova a progetti di questo tipo. Attraverso la stampa 3D in calcestruzzo, il gruppo di lavoro che sta curando il Project Milestone ha recentemente stampato il primo ponte in calcestruzzo stampato in 3D per ciclisti, nel villaggio di Gemert; a qualche anno fa risale la micro-casa di Amsterdam stampata in 3D da DUS Architects e un progetto di casa stampata in 3D della Cybe Construction, specializzata in questo tipo di edilizia.

Se fino a oggi era lecito pensare a vere e proprie case stampate in 3D come un’utopia, possiamo stare certi che a partire dal 2019 questa nuova pratica edilizia diventerà realtà. Curiosi di vedere come saranno?

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Pantone 2019: svelate le prime palette colore

Siamo giunti al giro di boa di un 2018 che, in tema colori, ha riservato a designer e professionisti tantissimi spunti e novità inaspettate. Dai colori selezionati nelle palette colore Pantone 2018 è emersa la tendenza all’uso di colori accesi, vivi tanto nella moda quanto nell’interior, mentre nell’Ultra Violet eletto come colore dell’anno del 2018 abbiamo trovato un colore molto particolare che guarda al futuro.
Se non li hai ancora letti, puoi trovare le palette colore Pantone del 2018 nel nostro articolo QUI.

Ma cosa succederà nel mondo dei colori del 2019? Ci sarà un’inversione di tendenza? Pantone ha recentemente svelato alcune delle palette che faranno parte dei colori 2019 dedicata al design e all’interior. Vediamo nel dettaglio di quali colori si tratta.

I colori Pantone 2019: ecco svelate le prime 3 palette

I colori Pantone 2019 per l’interior design sono inclusi nella pubblicazione annuale PANTONEVIEW home + interiors 2019, uno studio che include 72 colori per il 2019 divisi in 8 temi e accompagnati da immagini attraverso le quali trovare la giusta ispirazione per poterli abbinare tra loro.

“Oggi le soluzioni sono innumerevoli, per cui è essenziale per i brand e i progettisti di mobili e arredamenti per la casa intercettare i bisogni dei propri consumatori e fornire temi, gamme e colori che valorizzino gli ambienti e che siano fonte di ispirazione, superando il concetto di superficie”, afferma Laurie Pressman, Vice Presidente di Pantone Color Insitute.

“La guida PANTONEVIEW home + interiors 2019 è ispirata al tema dell’attenzione: per via delle infinite possibilità di scelta è necessario concentrarsi su quei colori che hanno la capacità di catturare lo sguardo. La guida Pantone è un viaggio attraverso i colori che aprono la strada ad un futuro differente, che lascia più spazio all’immaginazione”.

Nelle 3 selezioni ad oggi rese note dall’azienda americana c’è una palette dedicata ai colori del cibo, una dedicata agli evergreen del colore e una plasmata attraverso il tema della società multiculturale.

Cravings, la palette Pantone 2019 dedicata al cibo

Il nome di questa Palette è emblematico e lascia intuire che è stata originata basandosi sui sensi stimolati dal cibo. Cravings vuol dire, letteralmente, voglia, desiderio e riprende colori che richiamano alla tentazione che si scatena vedendo un buon piatto, un dolce gustoso: i rossi delle spezie orientali, rosa delicati e viola accesi si alternano a toni più freddi come il verde del prato che arricchisce la palette.

foto palette cravings pantone 2019

Tra i colori inclusi in Cravings – Palette Colori Pantone 2019 troviamo: Butterum, Cappuccino, Chili Pepper, Flamingo, Grass Green, and Cayenne

Classico, la palette Pantone 2019 dai colori senza tempo

Proprio come suggerisce il nome, le tonalità della palette Pantone Classico sono essenziali, sobri e intramontabili e allo stesso tempo, eleganti e da sempre di tendenza.

Si tratta di una palette in cui convivono perfettamente diverse sfumature, dal bianco al caramello, dal grigio al verde fino al nero e al bordeaux e che può essere adatta a diverse ambientazioni e soluzioni di arredo.

Tra i colori inclusi in Classico – Palette Colori Pantone 2019 troviamo: Camel, Deep Teal, Apricot Brandy, Gray Flannel, White Swan, and Caviar.

Meanderings, la palette Pantone 2019 della globalizzazione

Da anni il fenomeno della globalizzazione e lo spostamento continuo di persone e prodotti stanno sensibilmente modificando usi e costumi delle popolazioni di tutto mondo. Pantone celebra questo fenomeno con una palette di colori “globalizzata” e dall’estetica “priva di premeditazione”, una palette istintiva che guarda alle sfaccettature cromatiche del mondo.

foto palette meaderings pantone 2019

Questo mood cromatico nel mondo dell’arredamento e del design di interni è una storia di colori che Pantone ha chiamato Meanderings, che racconta di viaggi, sensazioni, culture ed eterogeneità. Tra i colori inclusi in MeanderingsPalette Colori Pantone 2019 abbiamo: Island Green, Blue Print, Spice Route, Chai Tea, Aurora Red e Wild Orchid.

Continueremo nelle prossime settimane a svelare le altre 5 palette colore Pantone 2019 (Paradoxical, Syncopated, Chairish, Musings e Proximity). C’è ancora tempo per familiarizzare con i colori del 2019 e per capire come applicarli nel mondo del design. Intanto cosa ne pensate di questa prima selezione?

Diteci la vostra e seguiteci per scoprire ancora di più sui colori del 2019! Siamo su Facebook, Instagram, LinkedIn, Pinterest e YouTube!


I 10 Padiglioni da non perdere alla Biennale Architettura Venezia 2018

Freespace è il titolo della Mostra Internazionale di Architettura di Venezia 2018, giunta all’edizione numero 16, iniziata ufficialmente il 26 Maggio e che occuperà gli spazi dei Giardini e dell’Arsenale fino al mese di Novembre. A cura dello studio irlandese Grafton Architects, Freespace è anche il tema che gli organizzatori hanno assegnato alle 63 nazioni partecipanti alla Biennale di Venezia 2018 le quali, attraverso i loro padiglioni, sono state chiamate a reinterpretare gli spazi in maniera del tutto libera, basandosi sulle proprie radici culturali, le proprie identità nazionali e i propri stili.

Un concetto affascinante quello di sviluppare spazi liberi (Freespace) all’interno di scatole chiuse (i padiglioni) che ha permesso di ottenere installazioni molto eterogenee tra loro, guidate dalle più svariate interpretazioni di progettisti e designer da tutto il mondo, pronti a dettare tendenza nel settore.

Ecco di seguito la selezione Tosilab dei 10 Padiglioni alla Biennale Architettura Venezia 2018 da non perdere.

1. Arcipelago Italia, il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia 2018

Il viaggio all’interno dei padiglioni che popolano la Biennale Architettura Venezia 2018 non può che partire dal Padiglione Italia, un must per chi si reca alla Biennale.
Affidato alla cura dell’architetto Mario Cucinella il padiglione Italia alla Biennale Architettura Venezia si compone di 5 progetti, 8 itinerari e diverse attività collaterali. L’obiettivo è quello di indagare sull’obiettiva complessità dei territori interni italiani composti da oltre 1000 piccole realtà locali e il ruolo chiave che l’architettura contemporanea ricopre per il loro rilancio.

2. Building a Future Countryside, il Padiglione Cina 

#Arsenale

L’imponente installazione della Cina guarda al futuro dello sviluppo rurale nel paese (da qui il titolo del progetto) e s’interroga su come nuove forme di tecnologia potrebbero essere utilizzate per creare nuovi edifici per comunità autosufficienti.

Tra le mostre di spicco figurano un modello di tetto in bambù a forma di otto e una torre panoramica costruita dai resti di una casa demolita, originariamente costruita nella provincia dello Yunnan e inviata direttamente a Venezia in occasione della Biennale.

Tecnologia che sempre più entra a far parte del mondo dell’architettura e del design. Ne abbiamo parlato nell’articolo dedicato all’A.I. Design (leggi l’articolo qui).

Presente anche un’installazione interamente stampata in 3D, progettata da Archi-Union e chiamata “Cloud Village”.

3. Svizzera 240, House Tour, il Padiglione Svizzera eletto come il migliore dell’edizione 2018

#Giardini

Premiato come il miglior padiglione della Biennale 2018, il Padiglione della Svizzera è un’installazione coinvolgente, il cui focus è sulla graduale riduzione degli spazi che la società si trova ad affrontare. Svizzera 240: House Tour genera una experience che ricorda gli ambienti di Alice in Wonderland, dove spazi, arredi e oggetti diventano enormi o eccessivamente piccoli, le finestre si affacciano sul nulla e i consueti canoni dell’abitare vengono decisamente scardinati.

4. Holy See: Città del Vaticano per la prima volta alla Biennale

#Isola di San Giorgio Maggiore

La reinterpretazione degli spazi di culto religiosi è il tema dell’installazione della Città del Vaticano – nell’isola veneziana di San Giorgio Maggiore – che ha creato una delle mostre più discusse della biennale di quest’anno.

Con la partecipazione di grandi nomi come Norman Foster e Eduardo Souta de Moura, oltre a figure di culto come Smiljan Radić, Flores & Prats e Terunobu Fujimoro, la mostra intende riflettere sul significato dello spazio Chiesa nel 21° secolo, con l’installazione di 10 cappelle sparse per l’isola.

5.  Finlandia, Norvegia e Svezia nel Nordic Countries Pavilion Another Generosity

#Giardini

Un’installazione caratterizzata da quattro enormi bolle all’interno del Nordic Pavilion, che si gonfiano e si sgonfiano in risposta alle condizioni ambientali.

L’obiettivo è mostrare una visione di un futuro in cui l’architettura può adattarsi a ciò che lo circonda, nello stesso modo in cui lo fanno gli esseri umani.

6. Il padiglione Olanda: Work, Body, Leisure

#Giardini

Uno spazio apparentemente semplice ma ricco di contenuti in cui si vuole esplorare come l’umanità verrà trasformata in un’epoca caratterizzata dall’evoluzione rapida di robot e intelligenze artificiali che oggi sono in grado di svolgere molti lavori tradizionalmente svolti dagli umani.

Un progetto che prova a rispondere a tutti questi cambiamenti incoraggiando creatività e responsabilità anche in campo architettonico.

7. Lussemburgo con il Padiglione The Architecture of the Common Ground

#Arsenale

Di forte riflessione il padiglione Lussemburgo che guarda a come, in una nazione dove il 92% della terra è di proprietà privata, l’architettura può essere più generosa.

Attraverso una serie di modelli in scala, mostra ipotetici progetti non realizzati dove grandi edifici  vengono sollevati da terra su palafitte, creando uno spazio pubblico sottostante.

8. Il padiglione del Portogallo, Without Rhetoric

#Fondazione Ugo e Olga Levi Onlus

Il padiglione portoghese è chiamato a celebrare alcuni dei progetti di infrastrutture pubbliche che il paese ha completato negli ultimi dieci anni, nonostante la crisi economica globale.

Abbiamo parlato della rinascita del Portogallo e delle tendenze estetiche legate alla nazione lusitana nell’articolo che trovi QUI.

Tra i progetti proposti troviamo Teatro Thalia, un teatro degli architetti Gonçalo Byrne e Barbas Lopes e il Centro di arti contemporanee Arquipélago, un museo di arte e cultura curato da Menos é Mais Arquitectos e João Mendes Ribeiro.

 

9. Germania: Unbuilding Walls

#Giardini

Entrando nel padiglione tedesco, ci si trova di fronte a quello che sembra essere un muro solido, continuo. Quando ci si avvicina, il muro si rivela essere formato da una serie di frammenti. Sul retro di ciascuno si possono trovare i dettagli di un edificio o di uno spazio situato lungo il percorso del Muro di Berlino.

La riflessione è proprio sull’impatto che barriere e recinzioni hanno sugli spazi pubblici, città e interi paesi.

10. Il padiglione Vertigo Horizontal dell’Argentina

#Arsenale

Un grande giardino a specchio si estende lungo il centro del padiglione argentino, offrendo uno spazio che vuole rappresentare un’oasi urbana, un rifugio green nel cuore dell’Arsenale.

L’obiettivo è quello di riprendere i numerosi parchi e spazi sociali pubblici creati in Argentina da quando il paese ripristinò la democrazia nel 1983.

Si prospetta una Biennale Architettura 2018 davvero interessante. C’è tempo fino al 25 Novembre 2018 per poter ammirare le installazioni collocate tra le più suggestive zone di Venezia. Un evento da non perdere!

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Il Serpentine Pavilion di Frida Escobedo: storia, estetica e funzionalità

Assegnato il Pritzker 2018 a Balkrishna Doshi, di cui abbiamo parlato nel precedente articolo, rimaniamo nel mondo dell’architettura nel quale si attende un altro importante evento, ossia l’inaugurazione del Serpentine Pavilion di Londra, prevista per il 15 giugno 2018. Da ormai 18 anni consecutivi, la Serpentine Gallery – tra le più rinomate vetrine d’arte moderna e contemporanea del territorio londinese – nomina un architetto di fama internazionale per la realizzazione del Serpentine Pavilion, struttura architettonica che viene rinnovata ogni anno ai Kensington Gardens di Londra. Chi è l’architetto designato per Serpentine Pavilion 2018?

Il Serpentine Pavilion 2018 di Frida Escobedo

Messicana, classe 1979, Frida Escobedo è tra le giovani personalità emergenti dell’architettura mondiale . Il progetto creato dall’architetto messicano è un particolare incontro tra lo stile messicano e la tecnica edilizia inglese. A sorgere saranno due aree di forma rettangolare, che ricalcano la tradizionale corte messicana, circoscritte da pareti semitrasparenti realizzate con semplici componenti di cemento dal colore grigio scuro (simili a delle tegole). Di fatto, si tratta di una rivisitazione della celosia, una particolare tipologia di parete caratteristica dell’architettura residenziale messicana, altrettanto detta transenna che in architettura non è altro che una lastra di pietra o di bronzo, ornata con disegni e forme geometriche, utilizzata per determinare spazi riservati all’interno o all’esterno di edifici.

Ad arricchire il tutto una tettoia a specchio, dalla forma leggermente incurvata a copertura di una piscina triangolare. Tutto ciò crea un’atmosfera affascinante, fatta di giochi di luci e ombre, geometrie e riflessi. Piccola curiosità: la piscina punta verso il meridiano di Greenwich e gli effetti luminosi dati dall’alternarsi di luce e ombra scandiranno il passaggio delle ore. Di fatto il Serpentine Pavilion di Frida Escobedo coniuga storia, estetica e funzionalità.

 

Il padiglione sarà teatro di un ricchissimo programma di eventi dedicati all’arte, al design, all’architettura, ma anche al cinema, alla musica e alla danza e ospiterà un caffè per i momenti di relax. “Per il Serpentine Pavilion  2018 – ha dichiarato Frida Escobedo – ho voluto realizzare un luogo di riflessione e di incontro, creando una struttura che è un vero orologio che scandisce il tempo”.

Molto entusiasti Hans Ulrich Obrist e Yana Peel – direttore e amministratore delegato della Serpentine Gallery : “Il Serpentine Pavilion 2018 di Frida Escobedo, promette di diventare un luogo sia di riflessione che di incontro. Si tratta di un progetto coraggioso che rivisita i tradizionali spazi pubblici”.

Chi è Frida Escobedo, enfant prodige dell’architettura moderna

Nata a Città del Messico, Frida Escobedo apre il proprio studio di architettura all’età di soli 27 anni. Si fa conoscere nel mondo dell’architettura con progetti di “riattivazione” di spazi urbani abbandonati e in via di decadenza, attraverso interventi minimi ma estremamente efficaci. Ne sono esempio la Libreria del Fondo Octavio Paz a Città del Messico e le Talleras di David Alfaro Siqueiros a Cuernavaca, Messico (nella foto seguente).
Quest’ultimo intervento è stato presentato alla 13° edizione della Biennale di Architettura nel 2012 e di fatto ha rappresentato il trampolino di lancio per la progettista messicana nel panorama europeo.

foto di Frida escobedo Talleras di David Alfaro Siqueiros a Cuernavaca, Messico

Dopo diverse esposizioni nelle più importanti città del mondo – tra cui nel 2012 e 2013 un’esposizione alla Triennale di Lisbona, nel 2015 la realizzazione di un Padiglione al Victoria and Albert Museum di Londra – arrivano per Frida Escobedo diversi tra i più importanti riconoscimenti nell’architettura: lo Young Architects Forum, l’Ibero-American Biennale of Architecture and Urbanism Prize 2014 l’Emerging Architecture Award dell’Architectural Review nel 2016, l’Emerging Voices Award negli Stati Uniti, conferitole nel 2017 dalla Architectural League di New York. Con il Serpentine Pavilion 2018, Frida Escobedo conquista l’ennesimo successo della propria carriera ed è la più giovane architetto designato alla realizzazione di questo progetto e la seconda donna – dopo l’archistar Zaha Hadid – incaricata alla progettazione del padiglione. Riuscirà lei ad essere la prima donna a conquistare il Premio Pritzker in futuro?

Il Serpentine Pavilion: chi lo ha progettato in passato?

Grande successo è stato riscosso dal il Serpentine Pavilion 2017, progettato dall’architetto africano Diabedo Francis Kerè di cui vediamo 2 foto di seguito.

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Ecco l’elenco degli architetti del Serpentine Pavilion dal 2000 a oggi:

  • 2000: Zaha Hadid

foto Serpentine-Gallery-Pavilion-2000-by-Zaha-Hadid 2 foto Serpentine-Gallery-Pavilion-2000-by-Zaha-Hadid

  • 2001: Daniel Libeskind with Cecil Balmond
  • 2002: Toyo Ito with Cecil Balmond
  • 2003: Oscar Niemeyer

foto Serpentine-Gallery-Pavilion-2003-Oscar-Niemeyer foto Serpentine-Gallery-Pavilion-2003-Oscar-Niemeyer 2

  • 2005: Álvaro Siza and Eduardo Souto de Moura with Cecil Balmond
  • 2006: Rem Koolhaas with Cecil Balmond and Arup
  • 2007: pre-pavilion ‘Lilias’: Zaha Hadid and Patrik Schumacher
  • 2007: Olafur Eliasson, Cecil Balmond, and Kjetil Thorsen
  • 2008: Frank Gehry (leggi l’articolo su Frank Gehry qui)
  • 2009: SANAA
  • 2010: Jean Nouvel

foto Serpentine-Gallery-2010-Jean-Nouvel foto Serpentine-Gallery-2010-Jean-Nouvel 2

  • 2011: Peter Zumthor with Piet Oudolf
  • 2012: Ai Weiwei and Herzog & de Meuron
  • 2013: Sou Fujimoto

  • 2014: Smiljan Radic
  • 2015: Selgas Cano
  • 2016: Bjarke Ingels
  • 2017: Diébédo Francis Kéré

Nomi di spicco, quindi, che testimoniano l’importanza di questo evento! L’inaugurazione è fissata per il 15 Giugno 2018. Siete curiosi di vedere come sarà il Serpentine Pavilion 2018 di Frida Escobedo?

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Pritzker 2018 a Balkrishna Doshi, architetto indiano di scuola Le Corbusier

 

Il Premio Pritzker 2018 è stato assegnato a Balkrishna Doshi, il primo architetto indiano a ricevere questo riconoscimento così prestigioso nel mondo dell’architettura.

La nomina di Balkrishna Doshi, che sarà premiato ufficialmente il 16 Maggio 2018 nella splendida cornice dell’Aga Khan Museum di Toronto, si è rivelata essere inaspettata e avviene in quella che sarà un’edizione particolarmente importante per il Premio Pritzker, la quarantesima. A “contendere” il premio Pritzker 2018 a Doshi, vi sono stati, tra gli altri, il suo connazionale Bijoy Jain, Steven Holl, Diébedo Francis Kéré (architetto del Serpentine Pavillon 2017), il giovane Bjarke Ingels, ma anche David Chipperfield, da molti riconosciuto come un archistar che mai, per ora, è riuscito a vincere questo premio.

Per il terzo anno consecutivo, l’assegnazione del premio ha sorpreso tutti: nel 2017 a trionfare, inaspettatamente, fu lo studio catalano RCR Arquitects; mentre è del 2016 la premiazione di Alejandro Aravena, tra i più giovani architetti ad essere insignito di questo riconoscimento.

Architetture “serie e mai vistose”: le motivazioni della giuria del Pritzker

Doshi, classe 1927, vince il Pritzker alla veneranda età di 90 anni dopo una carriera lunghissima durante la quale ha guidato, sin da giovane, la ricostruzione del proprio paesel’India – definendone l’identità architettonica.

foto di balkrishna doshi pritzker prize 2018

La giuria, presieduta da Glenn Murcutt (Pritzker 2002), Stephen Breyer, André Corrêa do Lago, The Lord Palumbo, Richard Rogers (Pritzker 2007), Wang Shu (Pritzker 2012), Benedetta Tagliabue, Ratan N. Tata e, da quest’anno, da Kazuyo Sejima (Pritzker 2010) ha così motivato la scelta:

L’architetto indiano Balkrishna Doshi ha costantemente racchiuso nella propria architettura l’identità del Prize Architecture Pritzker al livello più alto. Ha praticato l’arte dell’architettura, dimostrando contributi sostanziali all’umanità, per oltre 60 anni. Assegnandogli il premio quest’anno, la giuria del Premio Pritzker riconosce

  • la sua eccezionale architettura, che si riflette pienamente negli oltre cento edifici realizzati,
  • il suo impegno e la sua dedizione per il proprio paese per le comunità che ha servito
  • la sua influenza come insegnante
  • l’eccezionale esempio che ha impostato per professionisti e studenti di tutto il mondo nel corso della sua lunga carriera

Doshi ha lavorato con due maestri del 20° secolo: Le Corbusier e Louis Kahn. Senza dubbio, i primi lavori di Doshi furono influenzati da questi architetti come si può vedere nelle forme robuste e decise create attraverso l’uso del calcestruzzo. Tuttavia, Doshi ha poi evoluto il linguaggio dei propri edifici portandolo oltre le prime creazioni. Partendo delle profonde tradizioni dell’architettura indiana, ha unito la prefabbricazione e l’artigianato locale e sviluppato un vocabolario architettonico plasmato con la storia, la cultura, le tradizioni locali e il futuro del proprio paese d’origine, l’India.

Nel corso degli anni, Balkrishna Doshi ha sempre creato un’architettura seria, mai appariscente o alla ricerca delle tendenze. Con un profondo senso di responsabilità e il desiderio di contribuire allo sviluppo del proprio paese attraverso un’architettura autentica e di alta qualità, ha creato progetti per amministrazioni e servizi pubblici, istituzioni educative e culturali oltre che residenze per clienti privati. (…)

Balkrishna Doshi dimostra che la buona architettura e la pianificazione urbana devono non solo unire obiettivi e struttura, ma devono tener conto del clima, del luogo, della tecnica e della manodopera, insieme a una profonda comprensione e valorizzazione del contesto nel senso più ampio. I progetti devono andare oltre il funzionale per connettersi con lo spirito umano attraverso basi poetiche e filosofiche.

Per i suoi numerosi contributi come architetto, urbanista, insegnante, per il suo costante esempio di integrità e il suo instancabile contributo in India e non solo, la giuria del Pritzker Architecture Prize seleziona Balkrishna Doshi come vincitrice del premio Pritzker 2018”.

Balkrishna Doshi, il profilo

Balkrishna Doshi nasce nel 1927 a Pune, la quarta città industriale dell’India a circa 150 km a sud-est di Mumbai. Compie gli studi presso la Sir J.J. School of Architecture Bombay – considerata tra le migliori scuole di architettura del subcontinente indiano – per poi trasferirsi in Europa dove, tra Londra e Parigi, lavora per diversi anni al fianco di Le Corbusier, personaggio fondamentale e mentore di Doshi durante tutta la propria carriera di architetto.

Rientra in India nel 1954, dove apre il proprio studio di architettura e sovrintende la realizzazione di diverse strutture in diverse aree del territorio indiano. Importante è stata anche la decennale collaborazione con Louis Kahn, architetto statunitense di origini ebraiche.

Balkrishna Doshi opere ed edifici realizzati

Come detto in precedenza, Doshi è considerato come il pioniere dei complessi residenziali low cost, edifici caratterizzati da diverse tipologie di edilizie che coniugano estetica, concetto del vivere comune e funzionalità.

Ecco alcuni degli edifici più rappresentativi

Institute of Indology di Ahmedabad (1962)

L’Institute of Indology a Ahmedabad è una delle prime realizzazioni di Doshi (1962). In essa si può riconoscere nettamente l’influenza di Le Corbusieur e forti analogie “brutaliste” con realizzazioni dello stesso periodo storico in Europa, America Latina e Africa.

Foto institute of indology doshi 1962

Life Insurance Corporation Housing di Ahmedabad (1973)

Si tratta di una delle opere a cui Doshi tiene maggiormente: l’architetto progettò nei primi anni ’70 un complesso di abitazioni che potessero essere occupate della stessa famiglia per più generazioni. Il progetto, infatti, prevede che in cima ai fabbricati vi siano una serie di terrazzi che, quando necessario, possono essere convertiti in nuove unità abitative. Di fatto, ogni casa può essere ampliata da ogni famiglia, in modo da poter creare nuove abitazioni adiacenti, preservando l’unità familiare.

foto Life Insurance Corporation Housing-Ahmedabad Doshi

Indian Institute of Management di Bangalore

L’Indian Institute of Management di Bangalore è una Business School pubblica d’importanza nazionale situato a Bangalore, nel Karnataka, in India. Fondata nel 1973, fu il terzo IIM ad essere istituito in India, dopo IIM di Calcutta e IIM di Ahmedabad.

Doshi ha progettato il campus, noto per la sua architettura unica interamente in pietra e per le ampie aree verdi che lo circondano, e gli “Academic Blocks” che ospitano aule, uffici, spazi ricreativi e che recentemente sono stati ampliati per far fronte all’aumento di studenti.

foto IIM Bangalore Balkrishna Doshi

Aranya Low Cost Housing di Indore (1989)

E’ del 1989 il complesso Aranya Low Cost Housing di Indore, per il quale Doshi –  nel 1993 – ricevette il prestigioso Aga Khan Award for Architecture (AKAA). Si tratta di una serie di abitazioni che ospitano oltre 80.000 persone attraverso un sistema di case, cortili e un labirinto di percorsi interni. La comunità che abita la Aranya Low Cost Housing di Indore è composta da oltre 6.500 residenze, divise in sei settori, ognuno dei quali presenta una gamma di opzioni abitative, alcune di modeste proporzioni (monolocali) altre molto più grandi e spaziose.

foto Aranya Low Cost Housing Doshi

Amdavad ni Gufa (1995)

Amdavad ni Gufa è una galleria d’arte sotterranea ad Ahmedabad, in India che espone opere dell’artista indiano Maqbool Fida Husain. La galleria rappresenta una sovrapposizione unica di architettura e arte. La struttura sotterranea simile a una caverna ha un tetto costituito da più cupole interconnesse tra loro, ricoperte da un mosaico di piastrelle. All’interno, colonne irregolari simili ad alberi sostengono le cupole.

foto Amdavad ni Gufa Doshi

Centre for Environmental Planning and Technology di Ahmedabad (1966-2012)

Una struttura davvero particolare immersa all’interno di un enorme area verde. Concepito per permettere lo svolgimento di diverse attività studentesche, l’opera di Doshi include spazi per lo studio, il relax e lo sport. Se lo spazio più rappresentativo della struttura è l’open space al piano terra, i piani superiori sono costituiti da spazi studio a doppia altezza, con finestre rivolte a nord che li proteggono dalla luce solare calda proveniente da est.

foto CEPT - Centre for Environmental Planning and Technology Doshi Ahmedabad

“Ogni oggetto che ci circonda e la natura stessa – luci, cielo, acqua e tempesta – tutto è in una sinfonia”, spiega Doshi. “E questa sinfonia è l’essenza dell’architettura. Il mio lavoro è la storia della mia vita, in continua evoluzione, cambiamento e ricerca … ricerca di allontanarsi da quello che è il ruolo dell’architettura e guardare solo alla vita”.

Ecco il video dell’annuncio rilasciato dal Pritzker

2018 Announcement Video The Pritzker Architecture Prize

Cos’è il Pritzker Prize?

Il premio Pritzker – The Pritzker Architcture Prize – viene assegnato ogni anno per onorare un architetto vivente il cui lavoro dimostra una combinazione di qualità, di talento, visione e impegno, che ha prodotto contributi coerenti e significativi all’umanità e all’ambiente costruito attraverso l’arte dell’architettura.

Il premio internazionale, assegnato per risultati significativi, è stato stabilito dalla famiglia Pritzker di Chicago attraverso la Hyatt Foundation nel 1979. Viene spesso definito “Nobel dell’architettura” e ” il più alto riconoscimento della professione” nel mondo dell’architettura.

Il premio consiste in $ 100.000 (US) e un medaglione di bronzo ed è conferito al vincitore durante una cerimonia tenuta in un sito di notevole importanza architettonica in tutto il mondo.

Il primo vincitore assoluto del Pritzker Prize fu, nel 1979, Philip Johnson. Zaha Hadid è stata, invece, la prima e unica donna a vincere il premio (2004). Nel 2010, è stato assegnato il Pritzker all’architetto giapponese Ryue Nishizawa, ad oggi il più giovane premiato. Tra i premiati italiani troviamo Aldo Rossi (1990) e Renzo Piano (1998).

Un Pritzker, quello del 2018, abbastanza inedito, a conferma che l’architettura moderna deve tener conto non solo della funzionalità di un progetto, ma connettersi con lo spirito umano attraverso basi poetiche e filosofiche, proprio come dimostrato da Doshi durante la propria carriera.

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Salone del Mobile 2018: è record, sfiorato il mezzo milione di visite!

 

Ci si aspettava, alla vigilia del 17 Aprile, un Salone del Mobile 2018 da record, ma probabilmente nemmeno gli addetti ai lavori ipotizzavano un successo così eclatante. Tra un clima estivo, una Milano più internazionale che mai e la presenza di designer, archistar e celebrità di fama internazionale, il Salone del Mobile 2018 ha, infatti, registrato un incremento superiore al 26% rispetto all’ultima edizione, un risultato che gli stessi organizzatori hanno definito “irripetibile”.

In effetti, per chi, come Tosilab, ha avuto modo di addentrarsi ed esplorare per l’intera settimana il Salone, o le innumerevoli installazioni di design per le strade del centro di Milano, la sensazione che quella 2018 sarebbe stata l’edizione migliore di sempre era più che viva.

Sono i numeri a confermarlo:

  • 440mila presenze totali al Salone del Mobile
  • 500mila circa le presenze al Fuorisalone
  • 188 paesi di provenienza
  • 1400 eventi organizzati per la Milano Design Week

Il tutto condito da una parola chiave che accomuna tutti quando si prova a descrivere l’evento, giunto alla 57esima edizione: qualità. È proprio la qualità delle installazioni ad aver colpito la maggior parte dei partecipanti agli eventi milanesi, tant’è che anche le installazioni più modeste si sono rivelate vincenti.

Ecco di seguito alcune foto esclusive che raccontano la 57esima edizione del Salone del Mobile…

Successo anche per il Fuorisalone 2018

Un concentrato di novità – nelle forme, nella progettazione e nella rivisitazione di ogni oggetto o ambiente – è quanto emerge dal Fuorisalone 2018. Tra Brera, Tortona, Ventura e tutti gli altri distretti del design milanese si sono potute ammirare migliaia di installazioni, anche fino a tarda notte, grazie ai numerosi eventi organizzati dai vari brand.

Impossibile non citare Superstudio che, con la mostra del designer giapponese Nendo, ha registrato ben 100mila presenze – una grossa percentuale dei visitatori totali di Tortona. Successo anche per l’Opificio con 120mila visite e per la Statale che, grazie alla mostra di Interni, supera le 200mila visite. Oltre 10 mila presenza al giorno per Vitra alla Pelota e lunghe code anche per i colossi dell’elettronica Sony (in Via Savona) e Panasonic (a Palazzo Brera). Unico distretto in netto calo è quello di Lambrate, mentre crescono Brera, Centrale e Bovisa.

 …e del Fuorisalone 2018.

Cos’è il Salone del Mobile Milano e perché è così importante?

Aldilà dei numeri di questa edizione, il Salone del Mobile è l’evento che, ormai da anni, rappresenta un punto di riferimento a livello mondiale per il settore casa-arredo e rappresenta, inoltre, uno strumento chiave per l’industria di settore che trova in esso uno straordinario veicolo di promozione.

La prima edizione del Salone del Mobile Milano risale al 1961. In quegli anni l’Italia, come la Germania, si trovava ad affrontare un periodo di ricostruzione edilizia molto significativo visto che, terminata la Seconda Guerra Mondiale, il fermento per il recupero e la ricostruzione di edifici pubblici e case private era molto forte.

foto locandina salone del mobile 1961

All’aumentare delle richieste di ricostruzione aumentava, collateralmente, la richiesta di arredi, mobili e oggetti ed è proprio per questo motivo che nel 1960 a Colonia veniva riaperta la Koelnmesse, storico evento fieristico per la casa e l’arredamento, dove domanda e offerta potevano incontrarsi per instaurare nuove opportunità di business.

È l’anno successivo che, vista la reazione positiva del mercato all’evento tedesco, viene inaugurata presso la Fiera di Milano, la prima edizione del Salone del Mobile, alla quale presero parte oltre 300 aziende distribuite su circa 12 mila mq di spazi espositivi.

Negli anni a venire il Salone del Mobile Milano è sempre più diventato un evento di fama internazionale, con espositori e visitatori in costante aumento e che oggi rappresenta un punto di riferimento per gli osservatori di tendenze nel campo del design.

All’evento partecipano generalmente aziende produttrici di arredi e mobili per la casa (interno ed esterno), elettrodomestici e materiali (sia di rivestimento sia strutturali). Vengono esposti anche concept e prototipi e studi sulle tecnologie del futuro, così come esercizi di stile e performance di designer famosi ed emergenti.

Il Fuorisalone, l’evento di design che ogni anno “invade” Milano

In concomitanza con il Salone del Mobile, si svolge annualmente nella città di Milano, il Fuorisalone, evento di spicco nel panorama del design.

Non si tratta di un evento fieristico ma di una serie di allestimenti, installazioni e mostre in diverse zone della città di Milano. Il Fuorisalone di Milano è nato spontaneamente nei primi anni ottanta, per iniziativa delle aziende che operano nel settore dell’arredamento e del design industriale; anche oggi i singoli promotori si organizzano autonomamente fino a creare un grande evento collettivo che si svolge durante il mese di aprile, in concomitanza quindi con il Salone Internazionale del Mobile di Milano.

appartamento lago fuorisalone milano 2018

Si tratta di due tra i più importanti eventi internazionali di settore, attraverso i quali individuare quelle che sono le più significative tendenze del design e dell’interior design e di tanti altri settori che orbitano attorno a questo mondo.

La prossima edizione del Salone del Mobile sarà dal 9 al 14 Aprile 2019.

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Tra modernità e storia: lo stile lusitano torna protagonista

 

C’è chi azzarda nel dire che il Portogallo possa diventare la California d’Europa: un luogo che coniuga strutture ultra moderne con storia e cultura, ma anche luoghi turistici, mare, ottima cucina e innumerevoli prospettive per il futuro. In questo articolo parleremo della rinascita del Portogallo che è nel momento più fiorente del proprio percorso di risalita e che abbraccia anche l’architettura e il design.

Un’economia a segno + rinata nell’arco di 5 anni

Sono passati poco più di 5 anni da quando il Portogallo rischiava il collasso economico e si vedeva costretto a chiedere l’aiuto della Troika per evitare un fallimento che avrebbe messo a repentaglio la stabilità non solo del paese ma dell’Europa intera. Oggi l’inversione di marcia della nazione lusitana è più che una realtà e a testimoniarlo sono gli indicatori macroeconomici più significativi: PIL in costante crescita, disoccupazione ai minimi storici rispetto agli ultimi 15 anni, prezzo degli immobili a Lisbona, la capitale, in aumento del 5% negli ultimi 12 mesi e deficit pubblico assestatosi nel punto più basso dagli anni ’70.

foto lisbona

A conferma di questa rinascita del Portogallo è anche il colpo d’occhio che offre Lisbona dall’alto. Decine di cantieri, nuove strutture pronte a nascere, case in ristrutturazione, palazzi e centri commerciali in via ultimazione ci mostrano una città in totale fermento, specchio di una intera nazione che ha la giusta forza e soprattutto tanta voglia di tornare protagonista nel panorama mondiale.
È fisiologico, poi, che la ritrovata salute del tessuto economico lusitano abbia scatenato una serie di situazioni favorevoli. Due su tutte, il boom turistico che sta di recente registrando il Portogallo e il rafforzamento del “Made in Portugal”, con un export di prodotti agricoli portoghesi che sfiora il 20% di crescita.

Le multinazionali parlano portoghese

Negli ultimi tempi anche diverse aziende multinazionali hanno deciso di scommettere sul Portogallo, con investimenti che sono risultati essere determinanti in questo periodo di crescita. La lista di aziende è lunga e molto eterogenea per provenienza e settore: si va dalla tedesca Daimler (di proprietà della Mercedes) che ha aperto una sede con 100 dipendenti per lo sviluppo di prodotti e tecnologie digitali, alle asiatiche Fujitsu e Huawei, fino ai colossi Microsoft e Google, che a Oeiras (città a ovest di Lisbona) inaugurerà un enorme centro tecnologico in cui oltre 500 ingegneri lavoreranno per i mercati Europa, Africa e Medio Oriente.
Meritano di essere citate in questo elenco anche le aziende Uber, Zalando, Renault, Bosch e Siemens che per varie esigenze, sia di mercato che di ricerca e sviluppo, hanno aperto nuove sedi in Portogallo.

Un ultimo esempio eclatante di investimenti provenienti da aziende multinazionali e che conferma il periodo di grazia del Portogallo è il campus universitario che sta sorgendo tra Lisbona e Cascais. Finanziato da colossi multinazionali come Microsoft, Cisco e Nestlè, il nuovo campus ospiterà oltre 600 studenti provenienti da tutto il mondo e che approfondiranno temi attinenti le nuove tecnologie digitali e il ruolo che possono avere nell’economia globale.

Una rinascita anche estetica e Lisbona ne è l’esempio

Lisbona è certamente l’emblema della rinascita Portoghese: nel 2017 premiata come migliore città per un city break con il World Travel Award, eletta Capitale Ibero-Americana della Cultura 2017 e insignita del premio Wallpaper Design Award 2017, la capitale lusitana offre opere architettoniche storiche e moderne, musei di architettura e installazioni di design, tutto curato da vere e proprie archistar internazionali.

.foto portogallo interior design

Il MAAT di Lisbona dell’archistar Amanda Levete

Tra le opere architettoniche spicca il MAAT – Museo di Arte Architettura e Tecnologia – inaugurato nello storico quartiere di Belém. La prorompente struttura è stata progettata dall’archistar Amanda Levete che ha ideato un edificio a forma di onda rivestito con 15 mila piastrelle in calçada – tipico materiale utilizzato per produrre gli azulejos, decori in ceramica caratteristici della penisola iberica – che riflettono le acque del fiume Tago che scorre ai piedi del museo.

foto maat lisbona

L’edificio, che offre la possibilità di una veduta panoramica della città dal tetto percorribile a piedi, si colloca in una zona che ha subito negli ultimi anni un restyling significativo. Ne è un esempio la vicina ex centrale elettrica che ospita il Musee da Electricidade, in mattoni rossi, che ben si sposa con il contesto moderno dell’area.

foto museo da electricidade lisbona - tosilab

Lisbona è anche città del Museo del Design e della Moda, il MUDE, che è temporaneamente in fase di totale riqualificazione ma che offre, nonostante la chiusura, numerose installazioni di design in tutta la città: il 2017 si è chiuso con una interessante mostra sul design brasiliano (leggi l’articolo sul design brasiliano dei Fratelli Campana QUI), mentre è attualmente in corso la mostra “Tanto Mar. Fluxos Transatlânticos do Design” curata da due designer, una portoghese, Bárbara Coutinho, e una brasiliana Adélia Borges.
Restando in tema di grandi opere architettoniche in corso di costruzione, prosegue la riqualificazione del lungomare Baixa, con la realizzazione del nuovo Terminal per le Crociere, ad opera dall’architetto João Luís Carrilho da Graça.

progetto nuovo terminal crociere Baixa João Luís Carrilho da Graça. - tosilab

Un rinnovamento che ingloba anche le aree più storiche della capitale, in modo particolare La Baixa, nel cuore di Lisbona, che vede il nascere di nuovi spazi commerciali e negozi di emergenti designer accanto alle tradizionali botteghe storiche.

Il mondo del design celebra il ritorno del Portogallo

Un vento Lusitano che si respira anche su alcune delle principali riviste di design, a conferma dell’esplosione del Made in Portugal. Si pensi che nel numero di Febbraio 2018, la nota rivista INTERNI – nella quale si parla di interior e contemporary design – ha dedicato ben due spazi al design portoghese: un articolo sulla storica Vista Alegre, azienda produttrice di porcellana, che tramite il designer Sam Baron, ha curato la parte creativa e di arredo di un nuovo hotel di lusso costruito in alle porte di Lisbona; e uno sul celebre designer Emmanuel Babled, di origini francesi, che ha deciso, dopo Amsterdam, Milano e Parigi, di aprire uno studio anche in Portogallo, a Lisbona, città che il designer stesso ha definito “stimolante e che rappresenta il giusto compromesso tra capitale Europea e piccola città, aperta, progressista e non violenta”.

Anche su AD – rivista internazionale di arredamento design e architettura – ci si imbatte in oggetti di design definiti “Fantasie Lusitane” e in “Geni iberici, a conferma che per i prossimi anni il mondo del design sarà “invaso” dall’estro e dalla vitalità di una nazione che, dopo anni bui, sta fortemente risalendo la china e ha voglia di (ri)affermarsi sul panorama europeo e mondiale.

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Intelligenza artificiale e design: l’A.I. Design

Siamo nell’era del 4.0, delle smart cities, dell’automazione dei processi e di tutto ciò che possiamo definire technology-driven, nella quale si delineano nettamente due estremi: da un lato la tendenza che abbiamo definito Humanification in cui tutto si riconduce all’umano e a tutte le sfaccettature che lo riguardano (una su tutti, la natura); dall’altro è la tecnologia che continua ad espandere i propri confini, che crea intelligenze artificiali (A.I.) in grado di apprendere e comprendere il comportamento umano e che fa da supporto (per ora) in maniera trasversale a quasi tutte le attività dell’uomo. Questa tendenza l’abbiamo definita A.I.fication.

Quali gli effetti dell’intelligenza artificiale nella società? Che impatto avrà l’intelligenza artificiale nel design, nella progettazione e nell’architettura? Può nascere un A.I. Design (Artificial Intelligence Design)In questo articolo cercheremo di trovare una risposta a queste domande, partendo col capire cos’è l’intelligenza artificiale e quanto è effettivamente diffusa oggi, per concludere spiegando come potrebbe cambiare il design del futuro, mettendo in evidenza anche quanto emerso dalle maggiori fiere internazionali di design che il trendwatching team di Tosilab ha avuto modo di visitare recentemente..

L’intelligenza artificiale oggi

Partiamo col definire cos’è l’intelligenza artificiale. Secondo l’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano, con la definizione intelligenza artificiale s’intende quel ramo della computer science che studia lo sviluppo di sistemi hardware e software dotati di capacità tipiche dell’essere umano (interazione con l’ambiente, apprendimento e adattamento, ragionamento e pianificazione), in grado di perseguire autonomamente una finalità definita prendendo delle decisioni che, fino a quel momento, erano solitamente affidate agli esseri umani.

Una scienza in continua evoluzione che, è bene sottolineare, non ha potenzialmente confini di applicazione; ciò significa che qualora in specifici settori si verifichino, nello stesso momento storico, particolari sviluppi tecnologici e miglioramenti nella capacità dell’uomo di gestire agevolmente i nuovi strumenti che la tecnologia fornisce, si potrebbero aprire nuovi scenari nell’applicazione dell’intelligenza artificiale in maniera rapida ed efficace.

foto pepper robot_dutch_design_week tosilab

Stando al panorama economico italiano, è opinione comune di studiosi ed esperti che l’intelligenza artificiale è ancora poco sfruttata da imprese e altri settori, ma ha un potenziale applicativo enorme, con impatti progressivi sul tessuto economico e sociale e sulla quotidianità delle persone.
La crescita nella diffusione dell’intelligenza artificiale dipende da 2 fattori principali, strettamente correlati tra loro: da un lato l’imprescindibile sviluppo di algoritmi, software e hardware utilizzati; dall’altro dalla capacità da parte dell’uomo di organizzazione e potenziamento del proprio patrimonio informativo che possa essere acquisito e trasferito all’intelligenza artificiale.

I principali ambiti di applicazione dell’intelligenza artificiale

Al giorno d’oggi i principali ambiti di applicazione dell’intelligenza artificiale sono abbastanza eterogenei. Si va dalla guida autonoma ad aspetti prettamente più strategici come l’analisi dei dati e i chatbot. Vediamo nel grafico seguente come è distribuito l’uso dell’intelligenza artificiale, prendendo come riferimento uno studio effettuato dal magazine Tendenze Online pubblicato nel febbraio 2018.

grafico uso dell'intelligenza artificiale 2018

Intelligent data processing (35%), soluzioni che prevedono l’uso di algoritmi di AI per estrapolare informazioni ed utilizzarle autonomamente per compiere azioni strategiche;
virtual assistant o chatbot (25%), software capaci di interagire con un interlocutore umano per guidarlo nella navigazione di un sito, effettuare acquisti o offrire un servizio;
recommendation (10%), un’interazione – di iniziativa dell’A.I. – con l’utente che si adatta in base alle necessità e indirizza le decisioni del cliente nel processo di acquisto;
image processing (8%), che consiste nell’analisi di immagini per il riconoscimento biometrico e l’estrazione di informazioni;
autonomous vehicle (7%) – su cui oggi l’A.I. si sta concentrando in maniera particolare – mezzi a guida autonoma che possono percepire l’ambiente esterno e adattare le manovre di conseguenza (ad esempio la frenata automatica in seguito al riconoscimento dei pedoni);
intelligent object (7%), oggetti che interagiscono con l’ambiente grazie all’uso di sensori e capaci di apprendere azioni degli utenti che li utilizzano quotidianamente;
language processing (4%), comprendono i testi, li traducono e li producono in totale autonomia;
autonomous robot (4%), si muovono in autonomia, interagiscono con gli spazi e le persone, spostano oggetti in funzione di determinate indicazioni.

Un uso ampio, anche se in molti casi si tratta di progetti pilota o prototipi, che apre però la discussione sull’effettiva accuratezza delle azioni che l’intelligenza artificiale può svolgere in autonomia. A tal proposito, Donald A. Norman – prof. emerito MIT ed esperto di ergonomia e interazione uomo-macchina – scrive nel suo libro “Il design del futuro”:

“Gli esseri umani hanno molte capacità uniche che le macchine non sono, o almeno non sono ancora, in grado di replicare. Via via che rendiamo le macchine sempre più autonome e intelligenti, dobbiamo mantenere l’umiltà di riconoscere i molti problemi e possibilità di errore che si trovano lungo questa strada (…), riconoscere l’enorme differenza fra il modo in cui funzioniamo noi persone e quello in cui funzionano le macchine”.

Intelligenza artificiale nel design

È chiaro che in ambiti come design e architettura, nei quali il fattore umano è fondamentale, il ruolo dell’intelligenza artificiale può essere determinante solo se funge da supporto. Designer, progettisti e architetti hanno dalla loro parte la possibilità di incrociare più discipline per dar vita alle loro creazioni, dalla sociologia alla fisica, dall’elettronica all’ingegneria meccanica, cosa che una macchina non potrebbe mai riuscire a riprodurre (almeno per ora).
L’A.I. Design sarà, quindi, una disciplina innovativa di progettazione che proseguirà il proprio percorso di supporto ai professionisti nel miglioramento e nella creazione di prodotti al passo con i tempi.

Due esempi chiave ci possono aiutare a capire meglio il ruolo dell’intelligenza artificiale nel design: il Fashion Designer AI sviluppato da Amazon e il Generative Design.
Nel primo caso, la notizia è di fine 2017, il noto colosso dell’E-commerce mondiale, Amazon, ha sviluppato un designer di moda AI che impara da una raccolta di immagini opportunamente catalogate ed è in grado di elaborare capi di abbigliamento in stile. Un insieme di algoritmi e software che, grazie al cosiddetto Machine Learning sono capaci di apprendere e replicare mode, stili, abbigliamento e tutto ciò che concerne il mondo del fashion.
Nata nei laboratori di San Francisco, questo fashion designer artificiale ricrea da zero nuovi oggetti con stili e caratteristiche simili alle immagini che ha attentamente “osservato”. Un progetto ancora in fase di implementazione ma certamente di grande interesse per i professionisti del settore.

Come per il fashion designer di Amazon, una nuova frontiera per l’intelligenza artificiale nel design è rappresentata dal concetto di Generative Design definito come il futuro del disegno e della progettazione, che ruota attorno all’Intelligenza Artificiale. Come nel caso descritto pocanzi, il Generative design si propone come supporto alla creatività di designer e progettisti; i software di generative design, attraverso dei sistemi di machine learning, generano proposte, suggerimenti ma anche veri e propri componenti e parti di un progetto, mettendoli a disposizione dei curatori del progetto. Nella foto di seguito la Elbo Chair, una sedia realizzata con l’uso di software di generative design.

Foto elbo chair sedia realizzata con generative design

Il Generative Design utilizza algoritmi che riconoscono testo e immagini, formula proposte, idee, suggerimenti a chi progetta o modella soluzioni, ma soprattutto è in grado di contestualizzare la propria proposta per meglio indirizzare il progettista nel proseguire il progetto.
Per giungere ad un’intelligenza artificiale in grado di sviluppare un progetto di design in totale autonomia ci vorrà certamente del tempo. Ma gli esperti sono fiduciosi sul fatto che, un giorno, un design ancora più evoluto e guidato dai Big Data possa produrre autonomamente un prodotto o stilare un progetto che abbia tutte le caratteristiche di un oggetto reale generato dalla mente umana.

Insomma, l’intelligenza artificiale nel design ha ragione di esistere, ma non è certamente il design la disciplina nel quale deve trovare i più importanti canali di evoluzione. Il ruolo che oggi ricopre il design nel complicato mondo dell’intelligenza artificiale è puramente estetico e volto ad instaurare un dialogo tra il prodotto super tecnologico e l’uomo che ne fa uso.

Non è un caso se, all’inizio del 2018 le principali fiere internazionali di design che il team Tosilab ha visitato abbiano dedicato numerosi spazi espositivi il cui tema era proprio quello delle nuove tecnologie.

Ecco, di seguito, una gallery esclusiva con ambientazioni in cui emerge fortemente il tema del digitale e delle innovazioni tecnologiche.

Gli effetti dell’AI Design: gli aspetti estetici che verranno

Nuove estetiche, nuove forme e nuovi colori. È così che si presenta il design plasmato da processi come la tecnologia e l’intelligenza artificiale. La composizione di elementi con programmi digitali e strumenti per la stampa tridimensionale è ormai consuetudine e fa parte di un gusto del tutto inedito, non riconducibile a nessuna cultura del globo terrestre. Si tratta di un’estetica che non ha matrice etnografica, né proprie coordinate geografiche, né un personaggio icona di riferimento. Essa nasce in un “non-luogo” che di fatto non ha appigli con la realtà fisica, nasce in un “pianeta virtuale”, in un immaginario per noi comprensibile perché lo abbiamo già assimilato grazie alla cultura visiva contemporanea.

La ragione è una: il linguaggio dei software è portatore di estetiche capaci di restituire geometrie realizzabili solo con sistemi di calcolo automatizzato. Questo metodo digitale è manipolativo, poiché decostruisce e corregge con disinvoltura le forme semplici. L’assunto di base è che le possibilità aperte dalla convergenza del reale con il digitale ci consentono di sviluppare nuovi codici grazie ai quali si stanno creando cifre stilistiche inedite, ridefinendo le estetiche di prodotto e gettando le basi per un “esotismo virtuale” (da “Esotismo Virtuale”, Tosilab – CWW, Marzo 2017).

Che futuro ci aspetta quindi? Diteci la vostra e seguiteci per non perdere news, curiosità e tendenze del design.

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Perchè l’Africa influenzerà i trend del futuro?

 


La società contemporanea è caratterizzata da continui e significativi cambiamenti nel corso degli anni che determinano nuovi usi e costumi , di riflesso, influenzano l’andamento delle tendenze, in ogni campo di applicazione.

In questo articolo parleremo di come la cultura Africana influenzerà i trend del futuro, tenendo presente la forza con la quale questo continente stia emergendo e continuerà a farlo durante i prossimi anni. In questo primo periodo dell’anno, infatti, durante le attività di trendwatching del nostro team, è risultata molto interessante la massiccia presenza di elementi estetici legata alla cultura africana (nella Gallery in copertina alcuni scatti dal Maison&Objet 2018) che ci ha portati ad approfondire e cercare di capire le ragioni per le quali questi trend africani saranno protagonisti nel futuro. 

The future is urban

Il fenomeno dell’urbanizzazione è certamente il più significativo degli ultimi 10 anni e, probabilmente, continuerà ancora ad esserlo nel prossimo futuro. Ad oggi, oltre metà della popolazione mondiale vive in grandi città e metropoli e, qualora questo trend continuerà il proprio percorso, si giungerà al punto in cui entro la fine del XXI secolo circa l’85% del genere umano vivrà in centri urbani.

Perché questa tendenza all’urbanizzazione sta influenzando ogni aspetto della società contemporanea?

Per avere un quadro completo, facciamo un passo indietro, agli anni ’50, periodo storico in cui meno del 30% della popolazione viveva in grandi città. Di fatto le metropoli non esistevano (nessuna città ospitava 10 milioni di abitanti – solo Londra e New York raggiungevano gli 8 milioni circa) e la maggior parte della popolazione si concentrava in centri rurali e agricoli. Con l’avvio dell’industrializzazione, lo spostamento di persone verso i centri urbani è stato sempre più rapido e intenso tant’è che oggi contiamo ben 37 metropoli con milioni di abitanti (si pensi che l’area di Tokyo ne conta ben 38 milioni) e solo in Cina ben 100 città hanno superato il milione.

Cosa succede nel continente Africano?

Questo fenomeno non dà segni di rallentamento e in ogni continente provoca effetti differenti portando a mutare, a volte anche profondamente, alcuni aspetti della società. Ad oggi, il continente Africano è certamente quello nel quale, per una serie di avvenimenti, si sta registrando un forte progresso. C’è aria di nuove sfide, di novità nel campo dell’economia, della cultura e della politica che si riflettono inevitabilmente nella società attraverso cambiamenti che riguardano anche l’estetica – moda e design in primis.

Vi è, infatti, un’attenzione sempre maggiore da parte dei grandi brand nei confronti del continente africano, tanto attraverso iniziative in loco quanto nei confronti della cultura africana rappresentata nel resto del mondo (vedremo più avanti alcuni interessanti esempi di come questa tendenza si stia sviluppando in maniera esponenziale).

Cerchiamo, quindi in questo articolo, di delineare le principali ragioni per le quali pensiamo che l’Africa possa, nei prossimi anni, dettare diversi trend che sicuramente andranno ad influenzare anche ambiti come l’estetica – dal design al mondo fashion

Abbiamo individuato 4 “forze propulsive” che fanno dell’Africa il continente emergente per eccellenza:

1. Africa rising. Il risveglio della società africana
2. Proud. L’orgoglio di rappresentare l’Africa nel mondo
3. The green challenge. La voglia da parte dell’Africa di vincere la sfida dell’ecosostenibile e rinnovabile.
4. Technology. Lo sviluppo tecnologico è in fortissima ascesa.

Si tratta di una serie di indicazioni che, grazie ad alcuni esempi pratici, ci possono aiutare a capire alcune delle numerose ragioni che fanno pensare al continente africano come trend-setter del futuro.

1. Africa rising

L’aspetto economico è sicuramente uno dei fattori principali che sta spingendo l’Africa verso una netta risalita. Dati alla mano, l’Africa ha registrato una crescita economica dell’1,3% nel 2016 e del 2,3% nel 2017 (World Bank data). Un trend di crescita chiaramente positivo che, sebbene vada ancora a scontrarsi con alcuni ostacoli dovuti a idee politiche tradizionaliste, sta tracciando un solco divisorio importante con il passato, volto ad inaugurare una nuova era per l’intero popolo africano.

Anche sul fronte politico ci sono stati avvenimenti molto significativi, grazie ai quali nuove sfide di rinnovamento sono state intraprese. Ciò che sta emergendo da questa prima tendenza è, quindi, una continua ricerca del “nuovo”, che si stacchi dagli standard del passato e che si basi su ciò che potremmo definire “The New African Way”, come in una sorta di re-branding del continente africano ad impatto, però, mondiale.

foto Trend Africa 2018 - Tosilab (5)

Scatto dal Maison&Objet 2018 – Tosilab

2. Proud

Il 2017 è stato caratterizzato da una forte discussione sul tema dell’immigrazione il quale, vista la delicatezza, ha sensibilizzato l’opinione pubblica, ma nel contempo ha anche polarizzato. È per questo che, in maniera sempre crescente, personaggi pubblici, politici e persino celebrità – africani e non – si sono cimentati nel trattare l’argomento, schierandosi in maniera netta contro la discriminazione di razza e di cultura. 

Possiamo parlare, quindi, di una “hyper-awareness” nei confronti delle proprie origini da parte del popolo africano. Si tratta di una sorta di orgoglio etnico crescente, che sta portando i grandi brand ad adattare e in molti casi rimodellare le proprie attività, soprattutto comunicative, per andare incontro a questa tendenza, coltivata e diffusa dal popolo africano stesso tanto all’interno dei propri confini quanto all’estero.

Non è un caso se un top brand come Nivea, nel luglio del 2017, abbia collaborato con Luduma Ngxokolo, celebre fashion designer africano, per la campagna promozionale di un deodorante. Di non meno importanza la nuova piattaforma digitale della BBC, lanciata ad ottobre 2017, in lingua anglo-africana, per la diffusione di notizie e intrattenimento tv per l’est e il centro Africa.
Altro esempio interessante dal celebre marchio di trasposto internazionale, la DHL, che ha instaurato una partnership con alcuni dealer per la creazione di drop-off points negli Stati Uniti per il commercio e trasporto di prodotti provenienti dall’Africa.

Sempre più attenzione verso l’Africa, quindi, non solo nel continente stesso ma anche nel resto del mondo, laddove nei secoli la popolazione africana si è sempre più spostata.

foto di Luduma - African fashion designer

Luduma Ngxokolo – African Fashion Designer testimonial per Nivea – 2017

3. The green challenge

Una delle grandi opportunità che l’Africa ha in questo avviato percorso di forte sviluppo è certamente rappresentata dalla sfida al mondo occidentale sulla sostenibilità ambientale. Imparare dagli errori delle nazioni più sviluppate in tema di danni all’ambiente e inquinamento per tentare di rendere l’Africa un continente green e poter diventare in futuro un continente modello sul tema ambiente, molto attuale visti gli sviluppi allarmanti dell’ultimo ventennio. Una sfida, di fatto, già cominciata per diverse nazioni africane.

Un esempio su tutti, l’isola di Capo Verde che si è impegnata ad ottenere il 100% del fabbisogno energetico da fonti completamente eco-sostenibili e rinnovabili entro il 2025 (Obiettivo finanziato dal programma SDG – Sustainable Development Goals dell’ONU). 

Il futuro, in Africa, si prospetta essere sicuramente green.

4. Technology

Altro grande trend legato al continente africano, riguarda il mondo della tecnologia. Si prevede che nel 2018 le cosiddette “smart technologies” raggiungeranno il loro apice di diffusione in Africa; ragion per cui oggi il continente risulta essere il luogo ideale per start-up e aziende che stanno sperimentando prodotti e servizi ultra tecnologici.
Tanti gli esempi a conferma di questa tendenza: 
nell’Ottobre 2017 in Somalia è stato aperto iRise Hub, il primo Innovation Hub, interamente dedicato alle startup africaneFacebook ha fatto ingente investimento nella formazione digitale di 50 mila studenti nigeriani e ha fondato il TechCrunch Startup Battlefield in Kenya, un luogo di incontro e ispirazione per startup, sviluppatori, influencers e giovani imprenditori in procinto di investire nel campo della tecnologia; per concludere, un altro colosso del web come Google, ha annunciato di voler costruire il primo Launchpad Space – un luogo di incontro tra sviluppatori e imprenditori con i vari team di Google –  fuori dagli Stati Uniti, in Africa.

foto Trend africa tecnology TechCrunch Startup Battlefield by facebook

Non è affatto casuale, quindi, che in più contesti il continente africano stia fortemente emergendo. Tra ripresa economica e cultura, sostenibilità e tecnologia, l’Africa avrà tanto da offrire nel prossimo futuro. Ecco perchè molte tendenze avranno certamente una forte influenza di matrice africana.

Nei prossimi articoli entreremo più nel dettaglio delle tendenze in campo estetico, parlando nello specifico della presenza dell’Africa nel mondo del design. Cercheremo di capire come l’estetica cambierà nei prossimi anni a seguito di tutte queste novità trainate dallo sviluppo considerevole che il continente africano sta attraversando.

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6 eventi su design e arte da non perdere a Febbraio

Archiviato Gennaio, mese in cui il trendwatching team di Tosilab ha viaggiato in diverse città d’Europa per assistere ad alcune delle più importanti fiere sul design (vedi Tosilab @Maison&Objet 2018), anche Febbraio si prospetta come un mese ricchissimo di eventi dedicati al design e all’arte. Dall’Italia al Regno Unito, dalla Svizzera alla Svezia passando per la Spagna dove dal 5 al 9 Febbraio – a Valencia – Tosilab prenderà parte al Cevisama 2018, evento di spicco internazionale nel panorama del design, con uno spazio espositivo ricco di emozioni.

In questo articolo parleremo, quindi, dei 6 eventi internazionali su design e arte in programma a Febbraio 2018, soffermandoci sulle caratteristiche di ogni evento, le tematiche principali e le aspettative. Per i collezionisti d’arte, giovani designer, architetti e appassionati c’è tanta carne al fuoco. Scopriamo quali sono gli eventi principali.

Arte Fiera 2018 dal 2 al 5 Febbraio a Bologna

Arte Fiera è l’evento internazionale dedicato alle produzioni artistiche moderne e contemporanee. Giunta alla sua 42esima edizione, si svolgerà a Bologna dal 2 al 5 Febbraio e avrà come location principale i padiglioni 25 e 26 di Bologna Fiere, oltre che dislocarsi in tutto il capoluogo emiliano per l’intera durata dell’evento. Si tratterà di un’edizione molto particolare e abbastanza differente dalle scorse, piena di novità. Per quanto riguarda gli eventi che si svolgeranno in fiera, spazio ad un interessantissimo convegno internazionale “Tra mostra e fiera: entre chien et loup” che il 2 e 3 Febbraio, nella Talk Area, accompagnerà i partecipanti ad una riflessione introspettiva sul ruolo che eventi come Arte Fiera stanno assumendo negli ultimi decenni: eventi culturali sempre più orientati al mercato, quasi con una doppia identità. Domenica 4 animeranno lo spazio dedicato agli eventi una serie di altre conversazioni volte a presentare libri, collezioni e iniziative specifiche.

Ampie aree saranno, ovviamente, dedicate a mostre tematiche. L’area Solo Show ospiterà mostre personali di artisti indipendenti italiani e internazionali; spazio alla fotografia e alle tendenze espressive in campo internazionale.

Arte Fiera 2018 si articola in Main Section con 107 gallerie, Solo Show con 28 gallerie, Photo con 12 gallerie (a cura di Andrea Pertoldeo), Nueva Vista con 4 gallerie (curata da Simone Frangi), per un totale di 151 presenze. Si è scelto volutamente di raggiungere il limite delle 151 presenza (come tuttavia nella precedente edizione), per favorire la qualità dell’esposizione nella sua totalità.

A ciò vanno aggiunti ulteriori 22 espositori, con focus sull’editoria, collocati all’interno dei due padiglioni e altri 10 nell’area Printville, a cura di Amedeo Martegani posizionata al centro servizi.

Infine, per quanto riguarda le location sparse all’interno della città dal 2 al 5 Febbraio, segnaliamo tra gli altri: il MAMbo (Museo Arte Moderna Bologna), la Cineteca, gli spazi Universitari, il Teatro Comunale e Fico, senza dimenticare il Mast, la Fondazione Golinelli, Palazzo Re Enzo e Palazzo D’Accursio.

Cevisama 2018 a Valencia – Spagna – dal 5 al 9 Febbraio

Cevisama è il salone in cui idee, materiali e superfici provenienti da tutto il mondo si riuniscono nella splendida città spagnola di Valencia. L’obiettivo principale è quello di scoprire le ultime tendenze relative all’interior design e al design delle superfici in maniera più ampia.

foto logo cevisama - tosilab

Si prevede un’edizione storica che, secondo gli addetti ai lavori, supererà di gran lunga il numero di visite delle scorse edizioni. Infatti, per la prima volta negli ultimi anni, il Cevisama offrirà una serie di eventi paralleli (convegni, meeting, seminari) presenziati da diverse personalità internazionali del mondo del design e dell’architettura.

Tosilab al Cevisama 2018

Tosilab parteciperà all’evento con uno spazio espositivo in cui immagini, colori e forme si renderanno protagoniste per sottolineare l’importanza delle superfici nella creazione dello spazio. Sulla scia del Cersaie 2017 (ultimo evento internazionale a cui Tosilab ha partecipato) il ruolo di spicco è affidato ancora al well-being e all’analisi dell’ottimismo, all’interno di uno spazio emozionale in cui poter parlare e approfondire temi come interior design, comfort ma soprattutto trendwatching, attività chiave di Tosilab.

Per maggiori dettagli e per scaricare il biglietto gratuito di accesso alla fiera, visita la nostra pagina To Cevisama 2018!

Milano Unica, il salone italiano del tessile dal 6 all’8 Febbraio

Milano Unica è una delle principali fiere internazionali interamente dedicata alla presentazione delle collezioni di tessuti e di accessori per abbigliamento. Giunta alla sua 26esima edizione, la fiera nasce nel settembre 2005 dalla fusione di 5 differenti manifestazioni tutte improntate sul tessile italiano ed europeo nel mondo: Ideabiella, Ideacomo, Moda In, Shirt Avenue e Pratotrade. Con la fusione sotto un unico evento – quello di Milano Unica – rimangono oggi le identità di Ideabiella, Moda In e Shirt Avenue, che continuano a svolgere il ruolo di rappresentanti dell’eccellenza tessile. Si svolge a Milano nei giorni 6, 7 e 8 Febbraio e si propone come luogo ideale in cui offrire il miglior prodotto sul mercato mondiale della moda di alta gamma, con l’obiettivo di porsi sempre al passo con tempi e di investigare sulle principali tendenze future e del momento.

foto logo milanounica

Si tratta di un’esposizione a 360 gradi, dove tessuti di ogni tipo (dal semplice cotone ai cosiddetti tessuti high-performance) vengono messi in mostra per evidenziare l’eccellenza della manifattura italiana che sfrutta, al giorno d’oggi, le più recenti tecnologie del settore. Il percorso tra gli stand di Milano Unica è, come riportato sul sito ufficiale dell’evento, “un viaggio attraverso tutte le categorie di prodotto che rappresentano l’eccellenza della materia, la tradizione e la creatività italiane ed europee”. Ci saranno diverse aree tematiche e una vasta zona interamente dedicata agli eventi, molti dei quali improntati sul tema delle tendenze non solo nella moda ma nella società in generale: il Trend Village, l’Area Tendenze, l’Area Filo Trend e poi le aree Press, Infostile, Video e Vintage. Largo anche ai talenti del fashion, con lo spazio Eyes on me in cui 20 giovanissimi creativi racconteranno le loro idee e creazioni al mercato del fashion. Tante altre saranno le iniziative da non perdere da Martedì 6 a Giovedì 8 Febbraio a Milano Unica 2018.

Surface Design Show 2018, a Londra dal 6 all’8 Febbraio

In concomitanza con Milano Unica, si svolge a Londra il Surface Design Show 2018, punto di riferimento per designer, architetti e professionisti del settore. Si tratta dell’unico evento britannico dedicato interamente alle superfici per interni ed esterni e rappresenta un vero e proprio palcoscenico di lancio al pubblico per nuovi prodotti e collezioni.

foto logo SurfaceDesignShow

Nata 13 anni fa, la Surface Design Show di Londra conta, nell’edizione 2018, oltre 200 brand espositori e diversi eventi di dibattito (conferenze, seminari, mostre etc..) che si svolgeranno nella 3 giorni Londinese. Da segnalare la Surface Design Awards, competizione nella quale 30 architetti, designer e interior designer esporranno i propri progetti per aggiudicarsi i premi messi in palio dall’ente organizzatore. Un vero e proprio show nella city britannica, fatto di superfici, pronto a sorprendere tutti i visitatori!

Nomad, evento dedicato al design a St. Moritz dall’8 all’11 Febbraio

Nomad è un evento dedicato al design, che ha l’obiettivo di rivisitare la classica idea di fiera in un nuovo format: quello di fiera itinerante per gli oggetti di design da collezione. Nomad racchiude l’esposizione di una serie delle più celebri collezioni di design in location originali ed esclusive. Organizzato da Giorgio Pace e Nicolas Bellavance-Lacompte, debutta nella splendida villa di Karl Lagerfeld a Montecarlo e, dopo il successo dello scorso anno a Monaco, quest’anno si svolgerà a St. Moritz a Chesa Planta, un museo dedicato alla cultura dell’abitare.

foto Nomad-St.-Moritz

St. Moritz è una della più famose location per le vacanze invernali, eletta patrimonio mondiale Unesco è oggi diventata sinonimo di stile, eleganza e classe.

Nomad coniuga design e arte in contesti storici e inusuali; un evento imperdibile per i collezionisti alla ricerca di nuove esperienze ed opportunità.

Stockholm Design Week, dal 5 all’11 Febbraio

Dal 5 all’11 Febbraio si alza il sipario sulla Stockholm Design Week, l’evento più importante dell’anno per il design scandinavo. 6 giorni di mostre, iniziative, seminari animeranno la capitale svedese con oltre 100 appuntamenti. Da un lato l’industria si incontra negli spazi della Stockholm Furniture & Light Fair (dal 6 al 10 Febbraio), la città per una settimana si trasforma in una grande festa collettiva e diventa il teatro di numerosi eventi aperti al pubblico tra le gallerie, i musei e gli showroom della città.

foto logo Stockholm-Design-Week

La prima Stockholm Design Week si è tenuta nel 2002 e da allora si è sviluppata in maniera esponenziale. Un luogo in cui tutti coloro che sono in qualche modo connessi o interessati al design scandinavo e mondiale si incontrano e interagiscono, portando a casa nuovi impulsi, nuove idee e ispirazione.

Questi i principali eventi di Febbraio su design e arte, ai quali va aggiunto l’appuntamento con Caravaggio – L’anima e il sangue, film su Caravaggio in tutti i cinema italiani, in esclusiva, dal 19 al 21 Febbraio (Leggi l’articolo qui). Da Bologna a Stoccolma, da Milano a Valencia – dove Tosilab sarà protagonista al Cevisama – sarà un mese davvero ricco per gli appassionati e i professionisti del design.

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Trendwatching around the world: Tosilab @ Maison&Objet Paris 2018

E’ tempo di volare a Parigi per il trendwatching team di Tosilab, alla scoperta di nuovi trend nel mondo del design e dell’arredamento. Dal 19 al 23 Gennaio andrà in scena a Parigi – al Parc de Expositions Paris Nord Villepinte – il Maison&Objet 2018, primo grande appuntamento dell’anno interamente dedicato alle ultime tendenze design, l’arredo casa, la moda, il tessile e tanto altro.

Maison&Objet 2018: che edizione è stata?

Maison&Objet viene organizzata per la prima volta nel 1995 e riscuote sin da subito un enorme successo, tant’è che viene ora organizzata 2 volte l’anno (a Gennaio e a Settembre).

L’edizione Maison&Objet 2018 fornisce una panoramica a 360 gradi di tutti i prodotti comunemente utilizzati in casa: design, arredamento, mobili, tessuti, accessori, articoli per la tavola e molto di più. La fiera è suddivisa in 3 macro-aree:

  • Maison, l’area dedicata alla casa, in cui trovare nuove e innovative collezioni di accessori;
  • Objet, in cui trovare oggetti di ogni tipo e per ogni ambiente, con un focus sul design;
  • Influences, zona dedicata alle tendenze in maniera ampia, dal design all’arredamento, alla moda.

Maison&Objet 2018 in numeri

Durante la 5 giorni parigina, oltre 3000 i brand che esporranno al Maison&Objet 2018, provenienti da 60 paesi di tutto il mondo. Spazio anche a 70 conferenze sul design e le tendenze e ben 30 eventi (mostre, installazioni..). Saranno, invece, 6 i designer italiani selezionati nel programma Rising Talent Awards che esporranno i loro progetti in uno spazio a loro interamente dedicato (Hall 7, Booth “Talents à la Carte”) dove presentare e raccontare la loro creatività. Si tratta di Federica Biasi, Antonio Facco, Marco Lavit Nicora, Kensaku Oshiro, Federico Peri e Guglielmo Poletti. Ecco alcuni dei loro progetti:

Show-room è il tema della fiera. Cosa significa?

Il tema scelto per l’edizione del Maison&Objet 2018 è stato ‘Show-room’, tendenza chiave nell’evoluzione dei consumi ed evidenziata dall’agenzia creativa Nelly Rodi, nella persona di Vincent Grégoire. Secondo Grégoire, il comportamento dei consumatori è fortemente mutato negli ultimi anni: non è più il prodotto che fa il consumatore, ma il consumatore che fa il prodotto. I prodotti oggi vengono messi in scena con le stesse modalità di un collezionista o di un curatore che sceglie ciò che mostrare ai propri visitatori; ogni prodotto viene curato, stilizzato e perfezionato per essere gradito ai contesti che oggi hanno un valore enorme, come i social network e ciò è essenziale per farsi notare. Sulla base di queste osservazioni, Gregoire ha curato l’allestimento dell’Espace d’Inspirations! e del Caffè-Libreria i cui spazi saranno allestiti con specchi, vetrine e proiettori che formeranno luoghi interattivi dove i visitatori potranno giocare con oggetti e vetrine.

Cecilie Manz designer of the year

Come di consueto alla fiera parigina viene eletto il Designer of the year, scelto tra le più celebri firme del design e dell’arredo contemporaneo internazionale. A ricevere questo ambito riconoscimento è Cecilie Manz, designer danese pioniera di uno stile che oggi viene definito “minimalismo caldo”. Formatasi presso l’Accademia Reale Danese di Belle Arti e l’Università delle Arti e del Design di Helsinki, Cecilie Manz gode di un approccio che bilancia l’attenzione per la natura e la civilizzazione; ha progettato, durante la sua carriera, lampade, arredi e accessori di design per marchi come Lightyears, Fritz Hansen, Bang & Olufsen, Actus, Duravit, Iittala, Georg Jensen e Muuto.

Durante la fiera presenterà la mostra personale ‘Cecilie Manz – Obejcts’ (Hall 7, Stand A1.19) nella quale trovare progetti del passato e presenterà alcuni pezzi inediti. Di seguito alcuni dei progetti di Cecilie Manz.

I trendwatcher Tosilab al Maison & Objet

Per chi, come Tosilab, è alla continua ricerca degli ultimi trend, il Maison&Objet è uno dei luoghi perfetti nei quali percepire le tendenze che saranno protagoniste nel medio e lungo periodo. Nuovi oggetti, nuove forme e nuove idee, la 5 giorni parigina racchiude tutto ciò che è innovativo e proposto sia da designer affermati che emergenti. E’ per questo che il trendwatching team di Tosilab non manca mai ad appuntamenti così rilevanti in cui approfondire e captare le novità del design.

Ecco le immagini! Di seguito la gallery fotografica esclusiva ricca di immagini provenienti dalla capitale francese. 

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STAY TUNED!


Caravaggio, il film evento al cinema da Febbraio

S’intitola Caravaggio – L’anima e il sangue, il film su Caravaggio in programma nelle sale cinematografiche italiane il 19 – 20 – 21 Febbraio. Un capolavoro dedicato ad uno degli artisti più celebri e amati della storia dell’arte italiana, Michelangelo Merisi, meglio conosciuto come Caravaggio, personaggio tanto geniale quanto contraddittorio, che ha raccolto in sé luci e ombre, attraverso genio e sregolatezza.

Il film su Caravaggio: arte e cinema, il connubio è perfetto

Avevamo già parlato del cinema che incontra l’arte nell’articolo dedicato al caratteristico film su Van Gogh, Loving Vincent, che negli ultimi mesi del 2017 ha riscosso un enorme successo (leggi l’articolo su Loving Vincent qui). Allo stesso modo, il film su Caravaggio si propone di raccontare la vita dell’artista attraverso le sue opere sublimi e i luoghi in cui ha vissuto e che ancora oggi ospitano orgogliosamente le suo più celebri opere, come Roma, Milano, Firenze, Napoli e Malta.

Un team di esperti, artisti e storici dell’arte arricchisce il racconto che si snoda durante il film, grazie ad accurati approfondimenti e curiosità sulle opere, gli scritti e gli studi scientifici fatti sul Caravaggio: il prof. Strinati, esperto del Caravaggio, narra la figura dell’artista in correlazione con i suoi capolavori; alcune letture personali delle opere dell’artista sono state curate dalla prof.ssa Gregori (Presidente della Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi); non mancano interessantissimi focus sulla tecnica e lo stile pittorico del Caravaggio, illustrati dalla dott.ssa Vodret (che cura la mostra “Dentro Caravaggio,” a Palazzo Reale a Milano fino al 28 gennaio 2018).

Un film dal forte impatto emotivo

Frutto di un’approfondita e meticolosa ricerca di documenti contenenti tracce sulla vita dell’artista italiano, nel film Caravaggio – L’anima e il sangue le 40 opere trattate – elaborate graficamente con particolari tecniche video di luce e ombra – sembrano prendere vita per raccontare la vita e i tormenti del pittore lombardo. Passione e dolore, ricerca della libertà e voglia di rischiare emergono durante il racconto in cui le scene fotografiche ad altissima risoluzione, accompagnate dalla voce narrante di Manuel Agnelli, producono un effetto coinvolgente che permette allo spettatore di entrare a contatto con l’animo del Caravaggio, le sfumature del suo carattere, le sue emozioni, anche violente, tormenti e contraddizioni.

Date un’occhiata al trailer.

Trailer Film CARAVAGGIO – L’ANIMA E IL SANGUE

Il film è una delle prime produzioni nel panorama cinematografico italiano realizzata in 8K, formato video che garantisce una percezione elevatissima di colori, luci e dettagli, come non sarebbero visibili a occhio nudo.

Un evento da non perdere, quindi, il 19-20-21 Febbraio! Continuate a seguirci per rimanere sempre aggiornati sul mondo dell’arte, del design e del trendwatching. Siamo su Facebook, Instagram, LinkedIn, Pinterest e YouTube!

 


Il colore dell’anno 2018 Pantone è Ultra Violet!

Il colore dell’anno 2018 scelto da Pantone è Ultra Violet, un colore che rappresenta sicuramente una novità affascinante e soprattutto inaspettata.

L’azienda americana ha infatti descritto la scelta come “fortemente provocativa, originale, ingenua e visionaria, che ci saprà indicare il futuro”.

Leatrice Eieseman, direttore esecutivo del Pantone Color Institute, ha dichiarato in merito alla scelta di Ultra Violet come colore dell’anno 2018, che il mondo in cui viviamo oggi necessita di inventiva e immaginazione, caratteristiche tutte contenute nell’Ultra Violet di Pantone, che abbraccia da un lato i colori delle nuove tecnologie e dall’altro l’arte espressiva e spirituale della riflessione.

foto di Ultra Violet Pantone 18-3838 tcx

Pantone Ultra Violet 18-3838

Ultra Violet Pantone nel Fashion Color Trend 2018

L’Ultra Violet era stato inserito nella palette di colori di tendenza della primavera 2018 (Fashion Color Trend Report Spring 2018) che puoi trovare nel nostro articolo I colori di tendenza 2018: le proposte inverno e primavera di Pantone.  

Il Fashion Color Trend Report Spring 2018 di Pantone è stato presentato in occasione della New York Fashion Week. È lo studio che l’azienda americana compie ogni 6 mesi e si basa sui trend relativi ai colori che saranno più utilizzati nei settori di interior designprogettazionemoda e tessile. Attraverso il proprio direttore esecutivo, Pantone ha evidenziato come i designer, al giorno d’oggi, si stiano concentrando molto sulla necessità di mostrare il colore nelle loro collezioni, in linea con le richieste provenienti dai consumatori sempre più attirati da oggetti moderni e caratterizzati da colori vivaci.

Cosa ne pensate dell’Ultra Violet Pantone? E’ il colore dell’anno che vi aspettavate?

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Tosilab scende in pista nel Motor Show Bologna 2017!

Tosilab scende in pista nel Motor Show Bologna 2017! Siamo fieri di poter annunciare ufficialmente la collaborazione di Tosilab con il Motor Show Bologna 2017, l’evento internazionale per eccellenza dedicato ai motori! Tosilab ha realizzato il Trofeo che verrà consegnato al vincitore del Memorial Bettega che, come di consueto, si correrà sul tracciato principale dell’evento sul quale si svolgono tutte le competizioni durante la settimana.

Il Memorial Bettega giunge alla 30esima edizione. C’è Tony Cairoli!   

Il Memorial Bettega festeggerà quest’anno le 30 candeline. Si tratta della gara più famosa del Motor Show che si svolgerà, come al solito, nel secondo weekend della manifestazione. È un evento spettacolare ed emozionante, che permette al pubblico di assistere ad una gara di rally stando comodamente seduto in tribuna, anziché arrampicato in cima ad una montagna oppure sdraiato su un prato. Ed ormai ha anche una lunga storia alle sue spalle.

Il Memorial è nato nel Dicembre del 1985, per ricordare uno dei piloti di rally più grandi di sempre, Attilio Bettega, che in un terribile incidente, perse la vita durante una tappa del mondiale di rally dell’85’. Da quell’anno, il Memorial ospita i più celebri piloti del panorama rallystico, che si battono sulla pista a colpi di sorpassi e derapate: hanno infatti preso parte campioni iridati come Colin McRae (vincitore di tre edizioni), Sébastien Ogier, Sébastien Loeb, Petter Solberg, Marcus Gronholm, Miki Biasion, Markku Alen e persino campioni di moto come Valentino Rossi ed Andrea Dovizioso.

Quest’anno parteciperanno al Memorial Bettega Giandomenico Basso, uno dei migliori piloti del rallismo tricolore e più volte campione italiano ed europeo e il mitico Tony Cairoli, 9 volte campione del mondo motocross: sarà lui a sollevare il trofeo realizzato da Tosilab?

Eccolo il vincitore del Memorial Bettega, che ha sollevato il Trofeo realizzato da Tosilab!

Il trofeo-scultura realizzato da Tosilab 

Come è nato la scultura del Trofeo Memorial Bettega 2017? Quando abbiamo cominciato a tracciare le prime linee su un foglio di carta per capire come esprimere l’energia che attraversa il Memorial Bettega, ci è subito apparso chiaro come fosse difficile unire l’idea che appassionava i nostri occhi con la voglia di testimoniare l’Uomo che, oltre trent’anni prima, ci aveva emozionato fino all’ultimo momento. Le bozze si sono susseguite sempre più velocemente e le tracce sui fogli hanno dato vita a molti trofei e che non avrebbero mai visto la luce. Come scegliere? Quale simbolo o icona usare per ricordare il Memorial Bettega? Dopo qualche giorno di Pit Stop abbiamo deciso di riprendere in mano i fogli e cominciare da capo. L’idea è stata fulminea. Serviva asciugare il progetto e ragionare di semplicità. Invece di creare complicate geometrie o di disegnare il volto del coraggioso pilota, abbiamo cominciato a moltiplicare una, due, quaranta volte il nome del memorial sul foglio.

L’uso di diversi caratteri sta a ricordare le varie edizioni del premio che hanno costellato vari titoli di giornale. Come uno slogan che si ripete all’infinito su uno sfondo che ricalca il circuito del memorial. Nella parte retrostante una storia di immagini in bassorilievo che non ha mai fine, quella del mitico Attilio Bettega. Una vera e propria opera d’arte, che coniuga un elegante aspetto estetico studiato dal team di Tosilab, con sfumature e grafiche che hanno una storia decennale da raccontare.

foto attilio bettega

Per concludere, siamo onorati di aver potuto collaborare con il Motor Show Bologna, uno degli eventi internazionali di spicco nel settore automobilistico. Siamo certi che lo spettacolo al Memorial Bettega sarà degno di nota e che, come sempre, il Motor Show Bologna regalerà tantissime emozioni a suon di motori ruggenti lungo i 1028 metri di tracciato del quartiere fieristico bolognese.

Ecco in esclusiva assoluta le foto del Trofeo Memorial Bettega 2017, realizzato da Tosilab.

Di seguito il link al comunicato stampa ufficiale sul sito del Motor Show Bologna e l’articolo su FormulaPassion.it

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Memorial Bettega torna il grande spettacolo

Scopri tutti gli articoli nella sezione Talking About e per rimanere aggiornato su chi si aggiudicherà il Trofeo Memorial Bettega 2017, seguici sui nostri social!

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Il Feng Shui nell’interior design: caratteristiche e materiali da utilizzare

Esistono numerosi stili quando si parla di interior design, alcuni rappresentano degli evergreen, altri seguono trend dettati da designer o personalità influenti del settore. In questo articolo approfondiremo lo stile Feng Shui nell’interior design, una pratica orientale dal forte carattere mistico che sta ampiamente prendendo piede in occidente.

Cosa significa Feng Shui?

Il significato del Feng Shui è molto profondo: letteralmente Feng Shui significa “vento e acqua”, due elementi naturali estremamente contrapposti, ma dal cui equilibrio dipende l’armonia tra lo Yin e lo Yang, nella cultura orientale forze che dominano l’universo. In altre parole, il Feng Shui applicato all’interior design ricerca l’armonia negli ambienti domestici attraverso diversi fattori: la disposizione dell’arredamento, l’illuminazione, la presenza di piante e tutto ciò che fa parte della composizione di un ambiente domestico o lavorativo.

Quella del Feng Shui, sebbene sia una disciplina millenaria e insita da sempre nella cultura orientale, è un’assoluta novità per il mondo occidentale; se in oriente la scelta di un’abitazione dipende quasi esclusivamente da fattori legati all’energia positiva, in occidente mai come oggi architetti e interior designer, oltre a lavorare sul fattore estetico nella scelta dell’arredamento o della disposizione di una casa, prendono in considerazione anche questi aspetti che questa “nuova” disciplina orientale suggerisce, come a voler favorire una migliore circolazione di “forze positive” all’interno degli ambienti.

foto Arredamento Feng Shui Interio Design - Tosilab

Per fare alcuni esempi, in Cina (dove è nato il Feng Shui) alcuni tra i criteri che determinano l’aspetto di una casa sono:
• l’esposizione della facciata principale rivolta a sud
• la vicinanza di corsi d’acqua, segno di ricchezza
• l’interno della casa non deve avere angoli eccessivamente acuti, i quali bloccherebbero il flusso di energia

Creare un arredamento Feng Shui: caratteristiche principali

Secondo la disciplina del Feng Shui, in ogni ambiente domestico o lavorativo esistono delle energie che interagiscono e stimolano positivamente le persone che vivono lo spazio: possono favorire l’ottimismo, rasserenare, infondere coraggio e fiducia, ma nulla deve sovrapporsi fra queste fonti per non impedirne una corretta diffusione. In Cina e Giappone gli esperti della disciplina Feng Shui utilizzano il Bagua, una particolare mappa che serve a verificare che la disposizione della casa o del luogo di lavoro favorisca la circolazione di queste energie positive.

Un arredamento Feng Shui ha le seguenti caratteristiche:

• Contrapposizione di colori chiari e scuri. Ad esempio, se le pareti presentano una colorazione bianca, è bene contrapporre un arredamento di colore scuro
• Luci naturali. È consigliato illuminare gli ambienti con luci naturali e che queste prevalgano su fonti di luce artificiale.
Elementi naturali. Piante, elementi lignei, sassi devono essere inseriti nell’ambiente per calamitare i flussi di energia.
• Essenze e profumi. Secondo la disciplina orientale è suggerito l’uso di essenze naturali e profumazioni particolari come elementi propiziatori di energia positiva.
• Lo specchio. Il Feng Shui considera lo specchio come un elemento utile a respingere le energie negative. Va disposto in luoghi di passaggio o ambienti come il soggiorno, ma non in camera da letto, in quanto non favorirebbe il riposo.

foto Feng Shui arredamento disposizione - Tosilab

L’arredamento Feng Shui in ufficio

Anche il luogo di lavoro è oggetto di disciplina da parte del Feng Shui. D’altronde un ambiente come l’ufficio è oggi vissuto per diverse ore della giornata e necessita quindi di un certo comfort e una certa vivibilità utili a creare un luogo piacevole e che favorisca la collaborazione tra colleghi.

Il Feng Shui per l’ufficio deve rispettare le seguenti caratteristiche:

• Ordine. Soprattutto all’ingresso dell’ufficio deve vigere un rigoroso ordine, che non causi ostacoli ai flussi di energia positiva.
• Colori chiari vs Colori scuri. Come nell’arredamento Feng Shui per la casa, anche in ufficio ci deve essere il giusto equilibrio tra colori chiari e colori scuri. A volte ciò dipende anche dalla professione svolta.
• La disposizione delle scrivanie. Il Feng Shui sconsiglia di disporre le scrivanie con le spalle alle porte e alle finestre in quanto ciò attirerebbe energia negativa.

foto Ufficio Feng Shui - Tosilab

I materiali del Feng Shui: dal legno ai metalli

Nel Feng Shui anche i materiali ricoprono un ruolo fondamentale nella diffusione delle energie negli ambienti (chiamate Ch’i). Tra i materiali principali troviamo: il legno, il tessuto, la plastica, pietre e mattoni, metalli, vetro.

Il legno nel Feng Shui

Essendo di origine vegetale, il legno è importantissimo nell’arredamento Feng Shui; è considerato come un materiale vivo con caratteristiche polivalenti e può essere utilizzato in ogni ambiente della casa.

Il tessuto nel Feng Shui

I tessuti (in particolare le fibre naturali come lino, seta, cotone e lana) secondo la disciplina del Feng Shui devono essere utilizzati non in maniera eccessiva e in particolare nei luoghi di relax, visto che la loro composizione (intrecciata e imbottita) rallenterebbe il flusso di energie.

La plastica nel Feng Shui

La plastica è un materiale sintetico ed è per questo che secondo la disciplina orientale se ne dovrebbe fare un uso moderato per non causare un effetto bloccante delle energie all’interno dell’ambiente.

I mattoni e le pietre nel Feng Shui

Sebbene si tratti di materiali naturali, la loro conformazione fa sì che se ne suggerisca un utilizzo moderato ed ordinato. All’interno è bene utilizzare pietre dalla composizione più solida e dall’aspetto lucido, all’esterne pietre porose e opache (come il travertino, l’ardesia etc..). Sconsigliati questi materiali in zone come la camera da letto

Il metallo e il vetro nel Feng Shui

I metalli sono altresì importanti nel Feng Shui e hanno caratteristiche diverse in base alla loro composizione: se lucidi e riflettenti, come anche il vetro, sono adatti a luoghi di relax; in caso contrario favorirebbero un maggior flusso di energia e andrebbero utilizzati in luoghi più dinamici.

I colori del Feng Shui

Per concludere, un breve approfondimento sui colori che la disciplina del Feng Shui predilige: la scelta non deve essere casuale ma pensata per ogni ambiente. In una zona come il salotto, i colori caldi come rosso e arancione possono aiutare la conversazione con gli ospiti o tra familiari. Tonalità come il blu e il verde favoriscono il relax e di conseguenza il sonno per cui sono da utilizzare nelle camere da letto; il giallo, invece, stimola l’appetito e fornisce l’energia necessaria fin dall’inizio della giornata.

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