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Intelligenza artificiale e design: l’A.I. Design

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Siamo nell’era del 4.0, delle smart cities, dell’automazione dei processi e di tutto ciò che possiamo definire technology-driven, nella quale si delineano nettamente due estremi: da un lato la tendenza che abbiamo definito Humanification in cui tutto si riconduce all’umano e a tutte le sfaccettature che lo riguardano (una su tutti, la natura); dall’altro è la tecnologia che continua ad espandere i propri confini, che crea intelligenze artificiali (A.I.) in grado di apprendere e comprendere il comportamento umano e che fa da supporto (per ora) in maniera trasversale a quasi tutte le attività dell’uomo. Questa tendenza l’abbiamo definita A.I.fication.

Quali gli effetti dell’intelligenza artificiale nella società? Che impatto avrà l’intelligenza artificiale nel design, nella progettazione e nell’architettura? Può nascere un A.I. Design (Artificial Intelligence Design)In questo articolo cercheremo di trovare una risposta a queste domande, partendo col capire cos’è l’intelligenza artificiale e quanto è effettivamente diffusa oggi, per concludere spiegando come potrebbe cambiare il design del futuro, mettendo in evidenza anche quanto emerso dalle maggiori fiere internazionali di design che il trendwatching team di Tosilab ha avuto modo di visitare recentemente..

L’intelligenza artificiale oggi

Partiamo col definire cos’è l’intelligenza artificiale. Secondo l’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano, con la definizione intelligenza artificiale s’intende quel ramo della computer science che studia lo sviluppo di sistemi hardware e software dotati di capacità tipiche dell’essere umano (interazione con l’ambiente, apprendimento e adattamento, ragionamento e pianificazione), in grado di perseguire autonomamente una finalità definita prendendo delle decisioni che, fino a quel momento, erano solitamente affidate agli esseri umani.

Una scienza in continua evoluzione che, è bene sottolineare, non ha potenzialmente confini di applicazione; ciò significa che qualora in specifici settori si verifichino, nello stesso momento storico, particolari sviluppi tecnologici e miglioramenti nella capacità dell’uomo di gestire agevolmente i nuovi strumenti che la tecnologia fornisce, si potrebbero aprire nuovi scenari nell’applicazione dell’intelligenza artificiale in maniera rapida ed efficace.

foto pepper robot_dutch_design_week tosilab

Stando al panorama economico italiano, è opinione comune di studiosi ed esperti che l’intelligenza artificiale è ancora poco sfruttata da imprese e altri settori, ma ha un potenziale applicativo enorme, con impatti progressivi sul tessuto economico e sociale e sulla quotidianità delle persone.
La crescita nella diffusione dell’intelligenza artificiale dipende da 2 fattori principali, strettamente correlati tra loro: da un lato l’imprescindibile sviluppo di algoritmi, software e hardware utilizzati; dall’altro dalla capacità da parte dell’uomo di organizzazione e potenziamento del proprio patrimonio informativo che possa essere acquisito e trasferito all’intelligenza artificiale.

I principali ambiti di applicazione dell’intelligenza artificiale

Al giorno d’oggi i principali ambiti di applicazione dell’intelligenza artificiale sono abbastanza eterogenei. Si va dalla guida autonoma ad aspetti prettamente più strategici come l’analisi dei dati e i chatbot. Vediamo nel grafico seguente come è distribuito l’uso dell’intelligenza artificiale, prendendo come riferimento uno studio effettuato dal magazine Tendenze Online pubblicato nel febbraio 2018.

grafico uso dell'intelligenza artificiale 2018

Intelligent data processing (35%), soluzioni che prevedono l’uso di algoritmi di AI per estrapolare informazioni ed utilizzarle autonomamente per compiere azioni strategiche;
virtual assistant o chatbot (25%), software capaci di interagire con un interlocutore umano per guidarlo nella navigazione di un sito, effettuare acquisti o offrire un servizio;
recommendation (10%), un’interazione – di iniziativa dell’A.I. – con l’utente che si adatta in base alle necessità e indirizza le decisioni del cliente nel processo di acquisto;
image processing (8%), che consiste nell’analisi di immagini per il riconoscimento biometrico e l’estrazione di informazioni;
autonomous vehicle (7%) – su cui oggi l’A.I. si sta concentrando in maniera particolare – mezzi a guida autonoma che possono percepire l’ambiente esterno e adattare le manovre di conseguenza (ad esempio la frenata automatica in seguito al riconoscimento dei pedoni);
intelligent object (7%), oggetti che interagiscono con l’ambiente grazie all’uso di sensori e capaci di apprendere azioni degli utenti che li utilizzano quotidianamente;
language processing (4%), comprendono i testi, li traducono e li producono in totale autonomia;
autonomous robot (4%), si muovono in autonomia, interagiscono con gli spazi e le persone, spostano oggetti in funzione di determinate indicazioni.

Un uso ampio, anche se in molti casi si tratta di progetti pilota o prototipi, che apre però la discussione sull’effettiva accuratezza delle azioni che l’intelligenza artificiale può svolgere in autonomia. A tal proposito, Donald A. Norman – prof. emerito MIT ed esperto di ergonomia e interazione uomo-macchina – scrive nel suo libro “Il design del futuro”:

“Gli esseri umani hanno molte capacità uniche che le macchine non sono, o almeno non sono ancora, in grado di replicare. Via via che rendiamo le macchine sempre più autonome e intelligenti, dobbiamo mantenere l’umiltà di riconoscere i molti problemi e possibilità di errore che si trovano lungo questa strada (…), riconoscere l’enorme differenza fra il modo in cui funzioniamo noi persone e quello in cui funzionano le macchine”.

Intelligenza artificiale nel design

È chiaro che in ambiti come design e architettura, nei quali il fattore umano è fondamentale, il ruolo dell’intelligenza artificiale può essere determinante solo se funge da supporto. Designer, progettisti e architetti hanno dalla loro parte la possibilità di incrociare più discipline per dar vita alle loro creazioni, dalla sociologia alla fisica, dall’elettronica all’ingegneria meccanica, cosa che una macchina non potrebbe mai riuscire a riprodurre (almeno per ora).
L’A.I. Design sarà, quindi, una disciplina innovativa di progettazione che proseguirà il proprio percorso di supporto ai professionisti nel miglioramento e nella creazione di prodotti al passo con i tempi.

Due esempi chiave ci possono aiutare a capire meglio il ruolo dell’intelligenza artificiale nel design: il Fashion Designer AI sviluppato da Amazon e il Generative Design.
Nel primo caso, la notizia è di fine 2017, il noto colosso dell’E-commerce mondiale, Amazon, ha sviluppato un designer di moda AI che impara da una raccolta di immagini opportunamente catalogate ed è in grado di elaborare capi di abbigliamento in stile. Un insieme di algoritmi e software che, grazie al cosiddetto Machine Learning sono capaci di apprendere e replicare mode, stili, abbigliamento e tutto ciò che concerne il mondo del fashion.
Nata nei laboratori di San Francisco, questo fashion designer artificiale ricrea da zero nuovi oggetti con stili e caratteristiche simili alle immagini che ha attentamente “osservato”. Un progetto ancora in fase di implementazione ma certamente di grande interesse per i professionisti del settore.

Come per il fashion designer di Amazon, una nuova frontiera per l’intelligenza artificiale nel design è rappresentata dal concetto di Generative Design definito come il futuro del disegno e della progettazione, che ruota attorno all’Intelligenza Artificiale. Come nel caso descritto pocanzi, il Generative design si propone come supporto alla creatività di designer e progettisti; i software di generative design, attraverso dei sistemi di machine learning, generano proposte, suggerimenti ma anche veri e propri componenti e parti di un progetto, mettendoli a disposizione dei curatori del progetto. Nella foto di seguito la Elbo Chair, una sedia realizzata con l’uso di software di generative design.

Foto elbo chair sedia realizzata con generative design

Il Generative Design utilizza algoritmi che riconoscono testo e immagini, formula proposte, idee, suggerimenti a chi progetta o modella soluzioni, ma soprattutto è in grado di contestualizzare la propria proposta per meglio indirizzare il progettista nel proseguire il progetto.
Per giungere ad un’intelligenza artificiale in grado di sviluppare un progetto di design in totale autonomia ci vorrà certamente del tempo. Ma gli esperti sono fiduciosi sul fatto che, un giorno, un design ancora più evoluto e guidato dai Big Data possa produrre autonomamente un prodotto o stilare un progetto che abbia tutte le caratteristiche di un oggetto reale generato dalla mente umana.

Insomma, l’intelligenza artificiale nel design ha ragione di esistere, ma non è certamente il design la disciplina nel quale deve trovare i più importanti canali di evoluzione. Il ruolo che oggi ricopre il design nel complicato mondo dell’intelligenza artificiale è puramente estetico e volto ad instaurare un dialogo tra il prodotto super tecnologico e l’uomo che ne fa uso.

Non è un caso se, all’inizio del 2018 le principali fiere internazionali di design che il team Tosilab ha visitato abbiano dedicato numerosi spazi espositivi il cui tema era proprio quello delle nuove tecnologie.

Ecco, di seguito, una gallery esclusiva con ambientazioni in cui emerge fortemente il tema del digitale e delle innovazioni tecnologiche.

Gli effetti dell’AI Design: gli aspetti estetici che verranno

Nuove estetiche, nuove forme e nuovi colori. È così che si presenta il design plasmato da processi come la tecnologia e l’intelligenza artificiale. La composizione di elementi con programmi digitali e strumenti per la stampa tridimensionale è ormai consuetudine e fa parte di un gusto del tutto inedito, non riconducibile a nessuna cultura del globo terrestre. Si tratta di un’estetica che non ha matrice etnografica, né proprie coordinate geografiche, né un personaggio icona di riferimento. Essa nasce in un “non-luogo” che di fatto non ha appigli con la realtà fisica, nasce in un “pianeta virtuale”, in un immaginario per noi comprensibile perché lo abbiamo già assimilato grazie alla cultura visiva contemporanea.

La ragione è una: il linguaggio dei software è portatore di estetiche capaci di restituire geometrie realizzabili solo con sistemi di calcolo automatizzato. Questo metodo digitale è manipolativo, poiché decostruisce e corregge con disinvoltura le forme semplici. L’assunto di base è che le possibilità aperte dalla convergenza del reale con il digitale ci consentono di sviluppare nuovi codici grazie ai quali si stanno creando cifre stilistiche inedite, ridefinendo le estetiche di prodotto e gettando le basi per un “esotismo virtuale” (da “Esotismo Virtuale”, Tosilab – CWW, Marzo 2017).

Che futuro ci aspetta quindi? Diteci la vostra e seguiteci per non perdere news, curiosità e tendenze del design.

 

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