Le prime case stampate in 3D sorgeranno a Eindhoven: ecco il progetto

La stampa in 3D è ormai diventata una pratica ampiamente diffusa, che abbiamo imparato a conoscere negli ultimi anni dapprima attraverso la stampa di piccoli oggetti fino ad arredi, sedie, poltrone e tavoli. D’altronde lo sviluppo di nuove tecnologie e di nuovi metodi di produzione e progettazione sta interessando anche il mondo del design e dell’architettura, creando elementi funzionali dall’estetiche del tutto inedite, dalle forme inusuali e dai colori nuovi. Abbiamo parlato dell’impatto delle nuove tecnologie del design, in particolare dell’intelligenza artificiale, nel nostro articolo dedicato all’A.I. Design che trovate qui di seguito.

Intelligenza artificiale e design: l’A.I. Design

Costruire case in 3D: da utopia a realtà

Ma fin dove sta arrivando la progettazione e la costruzione in 3D? Potenzialmente la ricerca non ha confini e non è un caso se recentemente la Eindhoven University of Technology ha diffuso i dettagli di un progetto che prenderà il via nel 2019 e che ha un sapore decisamente avveniristico. Frutto di anni di studio e innovazione, il team della facoltà di tecnologia della città olandese, in collaborazione con diverse imprese come Van Wijnen, Vesteda, Saint Gobain-Weber Beamix e la società di ingegneria Witteveen + Bos, ha annunciato l’intenzione di stampare una serie di case in 3D in cemento e che saranno rese disponibili per essere affittate.

foto case stampate 3d eindhoven

Il progetto, chiamato Project Milestone, rappresenta la prima realizzazione al mondo nell’edilizia abitativa basata sulla stampa 3D in cemento. Non saranno dei prototipi ma si tratterà di vere e proprie case abitabili, anche multi-piano, che soddisferanno tutte le moderne esigenze di comfort e di divisione equa degli spazi; questo progetto getterà le basi per nuove frontiere nella ricerca legata alla stampa 3D in cemento e aprirà la strada a nuovi modi di costruire anche in larga scala e soprattutto in maniera decisamente più rapida.

Come verrà realizzato il Project Milestone?

Dal punto di vista operativo, secondo quanto fatto sapere dai responsabili del progetto, le abitazioni saranno costruite attraverso dei moduli, composti da pareti irregolari e complessi decori architettonici. Ogni modulo verrà stampato nella sede dell’Università di Eindhoven (con delle sofisticate macchine per la stampa 3D in cemento – esempio nella foto di seguito) e poi sarà trasportato nel cantiere, che sorgerà nel quartiere di Meerhoven (a ovest della città), per essere assemblato insieme agli altri pezzi.

foto stampante 3d cemento

L’obiettivo è, però, quello di riuscire a produrre i moduli direttamente in loco, in maniera progressiva, imparando dall’esperienza della costruzione delle prime case per perfezionare la tecnica e il materiale secondo i feedback registrati durante i lavori.

Saranno in totale cinque gli edifici del Project Milestone, la cui ultimazione è prevista per il termine del 2019. Il primo dei cinque ad essere realizzato sarà pronta per essere abitata già entro i primi mesi del 2019; sarà un bungalow a un piano con tre camere da letto. Le altre strutture che sorgeranno nell’area si innalzeranno invece su più piani.

“Il design delle case si sviluppa su blocchi irregolari immersi in un paesaggio verde”, fa sapere l’università. “La forma irregolare degli edifici sfrutta la capacità della stampa 3D di poter realizzare qualsiasi forma in maniera funzionale ed esteticamente perfetta”.

Un importantissimo vantaggio della costruzione di case in 3D è la sostenibilità. I progettisti hanno infatti spiegato come sia necessario molto meno cemento di quanto se ne utilizza per la realizzazione di una normale casa e ciò riduce sensibilmente le emissioni di CO2 originate dalla produzione proprio del cemento stesso.

Eindhoven si conferma pioniere del design innovativo

Sede della University of Technology, Eindhoven si è da sempre distinta per essere la patria del design innovativo, della sperimentazione e dell’innovazione tecnologica. Ospita aziende di diversi settori industriali come Philips, Philips Design e DAF e una delle scuole di design più importanti d’Europa, la Design Academy EindhovenTutte peculiarità emerse durante l’ultima edizione della Dutch Design Week 2017, che abbiamo ampiamente documentato nell’articolo che trovate QUI.

Per quanto riguarda la costruzione edilizia in 3D, Eindhoven (e l’Olanda in generale) non è affatto nuova a progetti di questo tipo. Attraverso la stampa 3D in calcestruzzo, il gruppo di lavoro che sta curando il Project Milestone ha recentemente stampato il primo ponte in calcestruzzo stampato in 3D per ciclisti, nel villaggio di Gemert; a qualche anno fa risale la micro-casa di Amsterdam stampata in 3D da DUS Architects e un progetto di casa stampata in 3D della Cybe Construction, specializzata in questo tipo di edilizia.

Se fino a oggi era lecito pensare a vere e proprie case stampate in 3D come un’utopia, possiamo stare certi che a partire dal 2019 questa nuova pratica edilizia diventerà realtà. Curiosi di vedere come saranno?

I nostri ultimi articoli sul nostro blog talking about. Seguiteci sui social per non perdere le ultime news su design, architettura e sui trend del momento. Siamo su Facebook, Instagram, LinkedIn, Pinterest YouTube!


Pritzker 2018 a Balkrishna Doshi, architetto indiano di scuola Le Corbusier

 

Il Premio Pritzker 2018 è stato assegnato a Balkrishna Doshi, il primo architetto indiano a ricevere questo riconoscimento così prestigioso nel mondo dell’architettura.

La nomina di Balkrishna Doshi, che sarà premiato ufficialmente il 16 Maggio 2018 nella splendida cornice dell’Aga Khan Museum di Toronto, si è rivelata essere inaspettata e avviene in quella che sarà un’edizione particolarmente importante per il Premio Pritzker, la quarantesima. A “contendere” il premio Pritzker 2018 a Doshi, vi sono stati, tra gli altri, il suo connazionale Bijoy Jain, Steven Holl, Diébedo Francis Kéré (architetto del Serpentine Pavillon 2017), il giovane Bjarke Ingels, ma anche David Chipperfield, da molti riconosciuto come un archistar che mai, per ora, è riuscito a vincere questo premio.

Per il terzo anno consecutivo, l’assegnazione del premio ha sorpreso tutti: nel 2017 a trionfare, inaspettatamente, fu lo studio catalano RCR Arquitects; mentre è del 2016 la premiazione di Alejandro Aravena, tra i più giovani architetti ad essere insignito di questo riconoscimento.

Architetture “serie e mai vistose”: le motivazioni della giuria del Pritzker

Doshi, classe 1927, vince il Pritzker alla veneranda età di 90 anni dopo una carriera lunghissima durante la quale ha guidato, sin da giovane, la ricostruzione del proprio paesel’India – definendone l’identità architettonica.

foto di balkrishna doshi pritzker prize 2018

La giuria, presieduta da Glenn Murcutt (Pritzker 2002), Stephen Breyer, André Corrêa do Lago, The Lord Palumbo, Richard Rogers (Pritzker 2007), Wang Shu (Pritzker 2012), Benedetta Tagliabue, Ratan N. Tata e, da quest’anno, da Kazuyo Sejima (Pritzker 2010) ha così motivato la scelta:

L’architetto indiano Balkrishna Doshi ha costantemente racchiuso nella propria architettura l’identità del Prize Architecture Pritzker al livello più alto. Ha praticato l’arte dell’architettura, dimostrando contributi sostanziali all’umanità, per oltre 60 anni. Assegnandogli il premio quest’anno, la giuria del Premio Pritzker riconosce

  • la sua eccezionale architettura, che si riflette pienamente negli oltre cento edifici realizzati,
  • il suo impegno e la sua dedizione per il proprio paese per le comunità che ha servito
  • la sua influenza come insegnante
  • l’eccezionale esempio che ha impostato per professionisti e studenti di tutto il mondo nel corso della sua lunga carriera

Doshi ha lavorato con due maestri del 20° secolo: Le Corbusier e Louis Kahn. Senza dubbio, i primi lavori di Doshi furono influenzati da questi architetti come si può vedere nelle forme robuste e decise create attraverso l’uso del calcestruzzo. Tuttavia, Doshi ha poi evoluto il linguaggio dei propri edifici portandolo oltre le prime creazioni. Partendo delle profonde tradizioni dell’architettura indiana, ha unito la prefabbricazione e l’artigianato locale e sviluppato un vocabolario architettonico plasmato con la storia, la cultura, le tradizioni locali e il futuro del proprio paese d’origine, l’India.

Nel corso degli anni, Balkrishna Doshi ha sempre creato un’architettura seria, mai appariscente o alla ricerca delle tendenze. Con un profondo senso di responsabilità e il desiderio di contribuire allo sviluppo del proprio paese attraverso un’architettura autentica e di alta qualità, ha creato progetti per amministrazioni e servizi pubblici, istituzioni educative e culturali oltre che residenze per clienti privati. (…)

Balkrishna Doshi dimostra che la buona architettura e la pianificazione urbana devono non solo unire obiettivi e struttura, ma devono tener conto del clima, del luogo, della tecnica e della manodopera, insieme a una profonda comprensione e valorizzazione del contesto nel senso più ampio. I progetti devono andare oltre il funzionale per connettersi con lo spirito umano attraverso basi poetiche e filosofiche.

Per i suoi numerosi contributi come architetto, urbanista, insegnante, per il suo costante esempio di integrità e il suo instancabile contributo in India e non solo, la giuria del Pritzker Architecture Prize seleziona Balkrishna Doshi come vincitrice del premio Pritzker 2018”.

Balkrishna Doshi, il profilo

Balkrishna Doshi nasce nel 1927 a Pune, la quarta città industriale dell’India a circa 150 km a sud-est di Mumbai. Compie gli studi presso la Sir J.J. School of Architecture Bombay – considerata tra le migliori scuole di architettura del subcontinente indiano – per poi trasferirsi in Europa dove, tra Londra e Parigi, lavora per diversi anni al fianco di Le Corbusier, personaggio fondamentale e mentore di Doshi durante tutta la propria carriera di architetto.

Rientra in India nel 1954, dove apre il proprio studio di architettura e sovrintende la realizzazione di diverse strutture in diverse aree del territorio indiano. Importante è stata anche la decennale collaborazione con Louis Kahn, architetto statunitense di origini ebraiche.

Balkrishna Doshi opere ed edifici realizzati

Come detto in precedenza, Doshi è considerato come il pioniere dei complessi residenziali low cost, edifici caratterizzati da diverse tipologie di edilizie che coniugano estetica, concetto del vivere comune e funzionalità.

Ecco alcuni degli edifici più rappresentativi

Institute of Indology di Ahmedabad (1962)

L’Institute of Indology a Ahmedabad è una delle prime realizzazioni di Doshi (1962). In essa si può riconoscere nettamente l’influenza di Le Corbusieur e forti analogie “brutaliste” con realizzazioni dello stesso periodo storico in Europa, America Latina e Africa.

Foto institute of indology doshi 1962

Life Insurance Corporation Housing di Ahmedabad (1973)

Si tratta di una delle opere a cui Doshi tiene maggiormente: l’architetto progettò nei primi anni ’70 un complesso di abitazioni che potessero essere occupate della stessa famiglia per più generazioni. Il progetto, infatti, prevede che in cima ai fabbricati vi siano una serie di terrazzi che, quando necessario, possono essere convertiti in nuove unità abitative. Di fatto, ogni casa può essere ampliata da ogni famiglia, in modo da poter creare nuove abitazioni adiacenti, preservando l’unità familiare.

foto Life Insurance Corporation Housing-Ahmedabad Doshi

Indian Institute of Management di Bangalore

L’Indian Institute of Management di Bangalore è una Business School pubblica d’importanza nazionale situato a Bangalore, nel Karnataka, in India. Fondata nel 1973, fu il terzo IIM ad essere istituito in India, dopo IIM di Calcutta e IIM di Ahmedabad.

Doshi ha progettato il campus, noto per la sua architettura unica interamente in pietra e per le ampie aree verdi che lo circondano, e gli “Academic Blocks” che ospitano aule, uffici, spazi ricreativi e che recentemente sono stati ampliati per far fronte all’aumento di studenti.

foto IIM Bangalore Balkrishna Doshi

Aranya Low Cost Housing di Indore (1989)

E’ del 1989 il complesso Aranya Low Cost Housing di Indore, per il quale Doshi –  nel 1993 – ricevette il prestigioso Aga Khan Award for Architecture (AKAA). Si tratta di una serie di abitazioni che ospitano oltre 80.000 persone attraverso un sistema di case, cortili e un labirinto di percorsi interni. La comunità che abita la Aranya Low Cost Housing di Indore è composta da oltre 6.500 residenze, divise in sei settori, ognuno dei quali presenta una gamma di opzioni abitative, alcune di modeste proporzioni (monolocali) altre molto più grandi e spaziose.

foto Aranya Low Cost Housing Doshi

Amdavad ni Gufa (1995)

Amdavad ni Gufa è una galleria d’arte sotterranea ad Ahmedabad, in India che espone opere dell’artista indiano Maqbool Fida Husain. La galleria rappresenta una sovrapposizione unica di architettura e arte. La struttura sotterranea simile a una caverna ha un tetto costituito da più cupole interconnesse tra loro, ricoperte da un mosaico di piastrelle. All’interno, colonne irregolari simili ad alberi sostengono le cupole.

foto Amdavad ni Gufa Doshi

Centre for Environmental Planning and Technology di Ahmedabad (1966-2012)

Una struttura davvero particolare immersa all’interno di un enorme area verde. Concepito per permettere lo svolgimento di diverse attività studentesche, l’opera di Doshi include spazi per lo studio, il relax e lo sport. Se lo spazio più rappresentativo della struttura è l’open space al piano terra, i piani superiori sono costituiti da spazi studio a doppia altezza, con finestre rivolte a nord che li proteggono dalla luce solare calda proveniente da est.

foto CEPT - Centre for Environmental Planning and Technology Doshi Ahmedabad

“Ogni oggetto che ci circonda e la natura stessa – luci, cielo, acqua e tempesta – tutto è in una sinfonia”, spiega Doshi. “E questa sinfonia è l’essenza dell’architettura. Il mio lavoro è la storia della mia vita, in continua evoluzione, cambiamento e ricerca … ricerca di allontanarsi da quello che è il ruolo dell’architettura e guardare solo alla vita”.

Ecco il video dell’annuncio rilasciato dal Pritzker

2018 Announcement Video The Pritzker Architecture Prize

Cos’è il Pritzker Prize?

Il premio Pritzker – The Pritzker Architcture Prize – viene assegnato ogni anno per onorare un architetto vivente il cui lavoro dimostra una combinazione di qualità, di talento, visione e impegno, che ha prodotto contributi coerenti e significativi all’umanità e all’ambiente costruito attraverso l’arte dell’architettura.

Il premio internazionale, assegnato per risultati significativi, è stato stabilito dalla famiglia Pritzker di Chicago attraverso la Hyatt Foundation nel 1979. Viene spesso definito “Nobel dell’architettura” e ” il più alto riconoscimento della professione” nel mondo dell’architettura.

Il premio consiste in $ 100.000 (US) e un medaglione di bronzo ed è conferito al vincitore durante una cerimonia tenuta in un sito di notevole importanza architettonica in tutto il mondo.

Il primo vincitore assoluto del Pritzker Prize fu, nel 1979, Philip Johnson. Zaha Hadid è stata, invece, la prima e unica donna a vincere il premio (2004). Nel 2010, è stato assegnato il Pritzker all’architetto giapponese Ryue Nishizawa, ad oggi il più giovane premiato. Tra i premiati italiani troviamo Aldo Rossi (1990) e Renzo Piano (1998).

Un Pritzker, quello del 2018, abbastanza inedito, a conferma che l’architettura moderna deve tener conto non solo della funzionalità di un progetto, ma connettersi con lo spirito umano attraverso basi poetiche e filosofiche, proprio come dimostrato da Doshi durante la propria carriera.

Continuate a seguirci per non perdervi altre news sul mondo dell’architettura, del design e tanto altro ancora. Scopri nella sezione talking about tutti gli ultimi articoli e seguiteci su tutti i nostri social! Siamo su Facebook, Instagram, LinkedIn, Pinterest e YouTube!

 

Caravaggio, il film evento al cinema da Febbraio

S’intitola Caravaggio – L’anima e il sangue, il film su Caravaggio in programma nelle sale cinematografiche italiane il 19 – 20 – 21 Febbraio. Un capolavoro dedicato ad uno degli artisti più celebri e amati della storia dell’arte italiana, Michelangelo Merisi, meglio conosciuto come Caravaggio, personaggio tanto geniale quanto contraddittorio, che ha raccolto in sé luci e ombre, attraverso genio e sregolatezza.

Il film su Caravaggio: arte e cinema, il connubio è perfetto

Avevamo già parlato del cinema che incontra l’arte nell’articolo dedicato al caratteristico film su Van Gogh, Loving Vincent, che negli ultimi mesi del 2017 ha riscosso un enorme successo (leggi l’articolo su Loving Vincent qui). Allo stesso modo, il film su Caravaggio si propone di raccontare la vita dell’artista attraverso le sue opere sublimi e i luoghi in cui ha vissuto e che ancora oggi ospitano orgogliosamente le suo più celebri opere, come Roma, Milano, Firenze, Napoli e Malta.

Un team di esperti, artisti e storici dell’arte arricchisce il racconto che si snoda durante il film, grazie ad accurati approfondimenti e curiosità sulle opere, gli scritti e gli studi scientifici fatti sul Caravaggio: il prof. Strinati, esperto del Caravaggio, narra la figura dell’artista in correlazione con i suoi capolavori; alcune letture personali delle opere dell’artista sono state curate dalla prof.ssa Gregori (Presidente della Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi); non mancano interessantissimi focus sulla tecnica e lo stile pittorico del Caravaggio, illustrati dalla dott.ssa Vodret (che cura la mostra “Dentro Caravaggio,” a Palazzo Reale a Milano fino al 28 gennaio 2018).

Un film dal forte impatto emotivo

Frutto di un’approfondita e meticolosa ricerca di documenti contenenti tracce sulla vita dell’artista italiano, nel film Caravaggio – L’anima e il sangue le 40 opere trattate – elaborate graficamente con particolari tecniche video di luce e ombra – sembrano prendere vita per raccontare la vita e i tormenti del pittore lombardo. Passione e dolore, ricerca della libertà e voglia di rischiare emergono durante il racconto in cui le scene fotografiche ad altissima risoluzione, accompagnate dalla voce narrante di Manuel Agnelli, producono un effetto coinvolgente che permette allo spettatore di entrare a contatto con l’animo del Caravaggio, le sfumature del suo carattere, le sue emozioni, anche violente, tormenti e contraddizioni.

Date un’occhiata al trailer.

Trailer Film CARAVAGGIO – L’ANIMA E IL SANGUE

Il film è una delle prime produzioni nel panorama cinematografico italiano realizzata in 8K, formato video che garantisce una percezione elevatissima di colori, luci e dettagli, come non sarebbero visibili a occhio nudo.

Un evento da non perdere, quindi, il 19-20-21 Febbraio! Continuate a seguirci per rimanere sempre aggiornati sul mondo dell’arte, del design e del trendwatching. Siamo su Facebook, Instagram, LinkedIn, Pinterest e YouTube!

 


Louvre Abu Dhabi, il nuovo museo firmato Jean Nouvel. Oltre 900 le opere

Chi l'avrebbe mai detto che sarebbe nato un nuovo Museo del Louvre ad Abu Dhabi? Sembra davvero sorprendente ma, dopo diversi anni di progettazione e costruzione, il nuovo Louvre Abu Dhabi è pronto per accogliere turisti e artisti da tutto il mondo e far loro conoscere l'arte e la cultura degli Emirati Arabi e non solo.  Il Louvre Abu Dhabi, inaugurato alla presenza del presidente francese Macron, è stato progettato dall'archistar francese Jean Nouvel e ospiterà 600 opere autenticamente arabe e altre 300 che saranno fornite dal Louvre parigino e da altri musei francesi. E' prevista, infatti, una collaborazione pluriennale con alcuni dei più celebri musei francesi, i quali forniranno al Louvre arabo, alcune tra le più famose opere d'arte: il Ritratto di Dama di Leonardo (dal Louvre), il Bonaparte che attraversa le Alpi di Jacques-Louis David (da Versailles) e l'Autoritratto di Vincent Van Gogh (da Orsay) sono alcuni dei capolavori trasferiti negli Emirati Arabi Uniti in occasione dell'inaugurazione. Ma anche opere  di maestri come  Henri Matisse, Edouard Manet e Andy Worhol.

foto cupola louvre abu dhabi

La maestosa cupola del Louvre Abu Dhabi

 

Il Louvre Abu Dhabi: non solo lusso e grattacieli, Abu Dhabi mette in mostra l'arte araba

Quello che un tempo non era nient'altro che un piccolo villaggio di pescatori, è oggi una metropoli fatta di grattacieli sempre più alti e strutture sempre più maestose. Un'evoluzione che parte alla fine degli anni 50, con la scoperta di numerosi giacimenti di petrolio, periodo che ha dato il via ad uno sviluppo rapido e senza sosta. Con la realizzazione di una piccola cittadina della cultura sull'Isola di Saadiyat, Abu Dhabi ambisce, di fatto, a diventare il centro della cultura araba.

Il Louvre Abu Dhabi ha l'aspetto architettonico di una cupola gigante (ben 180 metri di diametro), il cui tetto è formato da figure geometriche che ricordano delle stelle e che ricordano il classico stile arabo. Queste figure sono composte da 8 strati di acciaio e la loro disposizione è stata appositamente studiata affinchè possa fare da filtro con la luce del giorno, ma allo stesso tempo proiettare dentro e fuori fasci luminosi a stella, che variano in base all'ora del giorno e alla stagione. All'interno del museo Jean Nouvel ha dato spazio a ben 23 gallerie permanenti con un'estensione totale di 8.600 metri quadrati, all'interno dei quali ci saranno percorsi tematici che variano dalla storia all'arte contemporanea.

Una curiosità che è trapelata in sede di presentazione del progetto, riguarda l’emiro di Abu Dhabi Sheikh Zayed. Durante una visita nel 2005 al Louvre di Parigi, rimase così stupito e colpito dal museo che, girandosi verso i suoi accompagnatori esclamò: “un giorno anche noi avremo un museo come questo!”. E allo scadere del 2017, l’emiro Sheikh Zaied ce l’ha fatta ad avere un Louvre tutto suo.

 

Un progetto ambizioso ma controverso: dai costi al clima

Il Louvre Abu Dhabi (aperto al pubblico dall'11 Novembre), in realtà, è solo un primo step di un più ambizioso e maestoso progetto che riguarda l'intera Isola di Saadiyat, di fronte alle coste di Abu Dhabi. L'idea è quella di creare una sorta di “Isola della cultura” nella quale possano sorgere opere di spicco, che raccontino e svelino nuovi aspetti della cultura araba.

Molto è ancora, come detto, in fase di progettazione e di costruzione ma i progetti in essere lasciano immaginare un'area unica al mondo: è prevista una fiera, un immancabile centro commerciale e, dulcis in fundo, ben 3 musei, le cui strutture portano firme di illustri archistar: ci sarà un National Museum di Abu Dhabi disegnato da Norman Foster, con la storia degli Emirati Arabi Uniti e la celebrazione del padre della patria Sheikh bin Sultan (padre dell'attuale presidente Sheikh Khalifa); sorgerà un nuovo Guggenheim Abu Dhabi (attualmente in costruzione), progettato da Frank Gehry sulla falsa riga della celebre struttura di Bilbao (leggi l'articolo dedicato a Frank Gehry); e il Louvre Abu Dhabi, l’unico finora costruito, come detto progettato da Jean Nouvel.

Nonostante la soddisfazione per la realizzazione di un così importante progetto, alcuni aspetti controversi sono emersi durante gli anni. Tra i dubbi che hanno accompagnato la costruzione del Louvre Abu Dhabi, sollevati da alcuni esperti del settore e, che di fatto, hanno fatto slittare i tempi della costruzione di 5 anni, vi sono state sia critiche di natura economica, che culturale ma anche relativi alla salvaguardia delle opere d'arte. Infatti, i costi sostenuti hanno numeri importanti, tant'è che la spesa raggiunge il miliardo di euro e si pensi che quasi la metà (400 milioni) è stata sostenuta per poter utilizzare il marchio Louvre; vi è stata inoltre l'accusa, da parte di alcune associazioni francesi, della palese mercificazione di un marchio così importante per la cultura francese (come quello del Louvre); in molti hanno esposto le loro preoccupazioni sulla salvaguardia delle opere, visto il clima torrido e umido che caratterizza la metropoli di Abu Dhabi (all'interno del museo, fanno sapere i responsabili, è stato creato un microclima utile a proteggere le opere d'arte da ogni tipo di usura climatica).

Il futuro dell'Isola di Saadiyat di Abu Dhabi

E' incredibile pensare che, fra qualche anno, esisterà nel mondo un distretto culturale (di fatto un'intera isola) nel quale ci saranno 3 musei progettati da 3 diverse archistar internazionali. Ma la strategia messa in atto ad Abu Dhabi, che ha scelto di diventare una sorta di capitale araba della cultura, è comunque chiara e va a completare quello che le altre metropoli degli Emirati Arabi Uniti hanno costruito negli anni: Dubai è notoriamente la capitale del turismo in termini di lusso e divertimento; Doha, ha scelto di essere pioniera dello sport (in più di un'occasione ha ospitato importanti eventi e nel 2022 ospiterà i Mondiali di Calcio); mentre ad Abu Dhabi il focus sarà la cultura, alla quale è stata dedicata l'Isola di Saadiyat.

foto Isola di Saadiyat Abu Dhabi

Come sarà l'Isola di Saadiyat Abu Dhabi

Ecco uno dei video che raccontano il concept del nuovo Museo Louvre Abu Dhabi

Continuate a seguirci per scoprire altre novità nel campo dell'arte e del design e per scoprire tutti gli eventi internazionali che il trendwatching team Tosilab segue costantemente.

Siamo su tutti i social: su Facebook, Instagram, LinkedIn, Pinterest e su YouTube!


Robert Wilson for Villa Panza – Tales: l’arte in movimento

Avrebbe dovuto concludersi il 15 ottobre la mostra Robert Wilson for Villa Panza – Tales, ospitata nella splendida cornice di Villa Panza a Varese, ma visto l’incredibile successo riscosso (oltre 60 mila i visitatori), il FAI – Fondo Ambiente Italiano – che ha collaborato all’organizzazione dell’evento, ha deciso di prorogarla per altri 4 mesi. La chiusura della mostra Robert Wilson è prevista, quindi, per il 4 Marzo 2017 ed è destinata ancora a stupire il pubblico, grazie ad un allestimento forte e coinvolgente che si plasma perfettamente nella collezione e nell’architettura della Villa con grande intensità.

La mostra Robert Wilson for Villa Panza – Tales

Una mostra unica, dove la realtà diventa finzione, dove ciò che è dipinto in realtà si muove: la telecamera fissa l’obbiettivo che posa immobile, ma “finché c’è vita nulla è fermo” spiega Wilson. Il visitatore più scrupoloso e attento sarà quindi in grado di vedere come un movimento impercettibile, un battito di ciglia o una lacrima che solca il viso, possa essere capace di trasformare in continuazione il soggetto che, nonostante rimanga fermo e uguale a sé stesso, è comunque sempre diverso, come una sorta di opera vivente. In altre parole, l’obiettivo di Wilson è quello di portare il teatro nel quadro, la letteratura e la musica nelle proprie installazioni,  l’arte dei grandi maestri nel video come in questo caso, con dei veri e propri Video Portraits.
 
 
I soggetti scelti per la creazione delle opere non sono affatto usuali, visto che in più di un’occasione l’artista statunitense si è “servito” di vere e proprie celebrità. Wilson, per tre delle sue creazioni ha scelto la pop star Lady Gaga per reinterpretare alcuni celebri dipinti del passato: il ritratto di Mademoiselle Caroline Riviere, realizzato da Jean Auguste Dominique Ingres nel 1806, La morte di Marat di Jacques – Louis David e La Testa di San Giovanni Battista di Andrea Solari. Queste 3 opere sono state esposte per la prima volta in Italia dopo la mostra di Parigi del 2013. 
 
Altri Video Portraits sono stati interpretati da personaggi famosi del mondo dell’arte e dello spettacolo. Tra questi troviamo il dipinto di Rembrandt che ritrae una lezione di anatomia, in cui il personaggio che sta per essere sottoposto all’autopsia è interpretato da Robert Downey Jr. (attore e produttore cinematografico statunitense), che sembra assistere alla dissezione del proprio corpo. Anche Roberto Bolle (ballerino), Marianne Faithfull (cantante e attrice britannica), il soprano Renée Fleming sono tra le celebrità che si sono prestate a diventare opere d’arte moderna.

Ecco un breve video-racconto della mostra.

Chi è Robert Wilson: il profilo dell’artista

Nato a Waco, in Texas, Robert Wilson è tra i più importanti artisti internazionali di teatro e arte visiva. I suoi lavori per il teatro non convenzionale (così come viene definito) integrano un’ampia varietà di strategie artistiche che variano dalla danza al semplice movimento, ma anche  l’illuminazione, la scultura, la musica e i testi. Le opere pensate e create da Wilson sono esteticamente suggestive e cariche emotivamente, capaci di sorprendere specialmente attraverso i piccoli dettagli, tant’è che le sue produzioni hanno sin da subito guadagnato il plauso di pubblico e della critica in tutto il mondo.

Dopo aver svolto gli studi presso la University of Texas and Brooklyn’s Pratt Institute, Wilson fonda “The Byrd Hoffman School of Byrds”, un collettivo artistico con sede a New York nella metà degli anni 1960, dove sviluppa le sue primissime opere, tra cui Deafman Glance (1970) e A Letter for Queen Victoria (1974‐1975). Collabora con diversi artisti, tra cui molti scrittori e musicisti come Heiner Müller, Tom Waits, Susan Sontag, Laurie Anderson, William Burroughs, Lou Reed e Jessye Norman. Ha anche lasciato la sua impronta su capolavori quali Krapp’s Last Tape di Beckett, The Threepenny Opera di Brecht, Pelléas et Mélisande di Debussy, il Faust di Goethe, l’Odissea di Omero, Le Favole di Jean de La Fontaine, Madama Butterfly di Puccini e La Traviata di Verdi.

Disegni, dipinti e sculture  di Wilson sono stati esposti, e lo sono tuttora, in giro per il mondo in centinaia di mostre ed eventi d’arte che gli sono valse numerosi riconoscimenti per l’eccellenza, tra cui una nomination Premio Pulitzer, due Premi Ubu, un Leone d’Oro, e un Premio Olivier.

Continua a seguirci attraverso i nostri profili social, per non perdere altre notizie ed eventi sull’arte e sul design e visita la pagina talking con tutti i nuovi articoli!

Siamo su Facebook, Instagram, LinkedIn, Pinterest e su YouTube.


 

Loving Vincent: il film evento su Van Gogh, tra arte pittura e tecnologia

Loving Vincent, la replica il 20 Novembre 2017

[Aggiornamento] Dopo l’enorme successo di Ottobre, Loving Vincent il film-evento su Van Gogh, sarà riproposto in tutte le principali sale cinematografiche il 20 Novembre 2017. Di seguito l’articolo scritto in occasione della prima proiezione del 16 Ottobre.


E’ stato un mese di Settembre ricco di appuntamenti dedicati al design e all’arte, in cui Tosilab si è resa protagonista partecipando al Cersaie 2017 e alla Bologna Design Week, con spazi dedicati al well-being che hanno riscosso un grande successo (Scopri di più). Ma quando è il cinema ad incontrare l’arte il risultato è ancora più sorprendente, un concentrato di storia ed emozioni che solo un connubio di questo genere può regalare.  È in uscita nelle sale italiane Loving Vincent, il film su Vincent van Gogh, che ha recentemente ottenuto il premio del pubblico al Festival d’Annecy 2017 (il festival internazionale del film d’animazione). Per alcuni considerato come un martire dell’arte in lotta contro le convenzioni, per altri un artista folle, la vita di Vincent van Gogh è ricca di mistero e tragedia e viene raccontata, attraverso la sua arte, in questo film-evento in programma nei giorni 16-17-18 ottobre.

Si tratta di un film d’animazione molto particolare, in cui ogni singolo fotogramma è stato realizzato a mano, grazie al lavoro di 125 veri artisti che hanno lavorato per ben 5 anni, producendo oltre 62.000 dipinti ad olio in stile vangoghiano, successivamente animati e montati in un lungometraggio della durata di 80 minuti. È il primo film nella storia del cinema creato con questa tecnica, che per la precisione consiste in una postproduzione che trasforma in “pittura animata” i fotogrammi delle scene realmente girate da attori. Secondo alcuni esperti, ogni secondo del film conterrebbe almeno 12 tele dipinte a mano, numeri davvero impressionanti.

I personaggi principali, che hanno effettivamente vissuto all’interno dell’universo delle opere di van Gogh, sono stati interpretati dagli attori Douglas Booth (che ha interpretato Armand Roulin), Eleanor Tomlinson (nei panni di Adeline Ravoux), Jerome Flynn (che ha impersonato il dottor Gachet), mentre lo stesso Van Gogh è stato interpretato dall’esordiente Robert Gulaczyk.

Il film su Vincent van Gogh, genio dell’arte di fine Ottocento ed esponente per eccellenza della pittura espressionista, è stato diretto e sceneggiato da Dorota Kobiela e Hugh Welchman e si snoda attraverso il racconto dei suoi splendidi dipinti e delle oltre 800 lettere scritte dall’artista, nelle quali si coglie uno stato d’animo controverso, causato dai diversi tragici eventi che hanno caratterizzato la sua esistenza e che probabilmente lo hanno portato alla prematura scomparsa. “Non possiamo che esprimerci e raccontarci che attraverso i nostri dipinti”, ha scritto l’artista olandese in una delle lettere ritrovate, concetto dal quale gli sceneggiatori sono partiti per mettere in piedi questa assoluta novità cinematografica.

Nessun altro artista, probabilmente, ha mai dato origine a così tanti misteri e tante leggende come Vincent van Gogh ed è per questo che Loving Vincent si propone come un racconto poetico che si sviluppa attraverso vari linguaggi: quello dell’arte, della pittura e della tecnologia.

Ecco il trailer del film:

TRAILER – LOVING VINCENT

Continua a seguirci per scoprire altri appuntamenti dedicati all’arte e al design e per non perderti le ultime novità e gli ultimi trend che i nostri esperti di trendwatching hanno individuato!
Siamo su Facebook, Instagram, LinkedIn, Pinterest e su YouTube, con nuovi video!


Nuova pagina ADV: Get inspired

“Get inspired mapping future trends” racchiude l’essenza del lavoro del team di Tosilab, costantemente pronto a recepire stimoli da trasformare in design. La nuova pagina ADV proposta da Tosilab per il 2016 racconta attraverso uno stile illustrativo l’iter creativo che a partire da una ispirazione conduce alla genesi dell’idea grafica.