Louvre Abu Dhabi, il nuovo museo firmato Jean Nouvel. Oltre 900 le opere

Chi l’avrebbe mai detto che sarebbe nato un nuovo Museo del Louvre ad Abu Dhabi? Sembra davvero sorprendente ma, dopo diversi anni di progettazione e costruzione, il nuovo Louvre Abu Dhabi è pronto per accogliere turisti e artisti da tutto il mondo e far loro conoscere l’arte e la cultura degli Emirati Arabi e non solo.  Il Louvre Abu Dhabi, inaugurato alla presenza del presidente francese Macron, è stato progettato dall’archistar francese Jean Nouvel e ospiterà 600 opere autenticamente arabe e altre 300 che saranno fornite dal Louvre parigino e da altri musei francesi. E’ prevista, infatti, una collaborazione pluriennale con alcuni dei più celebri musei francesi, i quali forniranno al Louvre arabo, alcune tra le più famose opere d’arte: il Ritratto di Dama di Leonardo (dal Louvre), il Bonaparte che attraversa le Alpi di Jacques-Louis David (da Versailles) e l’Autoritratto di Vincent Van Gogh (da Orsay) sono alcuni dei capolavori trasferiti negli Emirati Arabi Uniti in occasione dell’inaugurazione.

foto cupola louvre abu dhabi

La maestosa cupola del Louvre Abu Dhabi

 

Il Louvre Abu Dhabi: non solo lusso e grattacieli, Abu Dhabi mette in mostra l’arte araba

Quello che un tempo non era nient’altro che un piccolo villaggio di pescatori, è oggi una metropoli fatta di grattacieli sempre più alti e strutture sempre più maestose. Un’evoluzione che parte alla fine degli anni 50, con la scoperta di numerosi giacimenti di petrolio, periodo che ha dato il via ad uno sviluppo rapido e senza sosta. Con la realizzazione di una piccola cittadina della cultura sull’Isola di Saadiyat, Abu Dhabi ambisce, di fatto, a diventare il centro della cultura araba.

Il Louvre Abu Dhabi ha l’aspetto architettonico di una cupola gigante (ben 180 metri di diametro), il cui tetto è formato da figure geometriche che ricordano delle stelle e che ricordano il classico stile arabo. Queste figure sono composte da 8 strati di acciaio e la loro disposizione è stata appositamente studiata affinchè possa fare da filtro con la luce del giorno, ma allo stesso tempo proiettare dentro e fuori fasci luminosi a stella, che variano in base all’ora del giorno e alla stagione. All’interno del museo Jean Nouvel ha dato spazio a ben 23 gallerie permanenti con un’estensione totale di 8.600 metri quadrati, all’interno dei quali ci saranno percorsi tematici che variano dalla storia all’arte contemporanea.

Una curiosità che è trapelata in sede di presentazione del progetto, riguarda l’emiro di Abu Dhabi Sheikh Zayed. Durante una visita nel 2005 al Louvre di Parigi, rimase così stupito e colpito dal museo che, girandosi verso i suoi accompagnatori esclamò: “un giorno anche noi avremo un museo come questo!”. E allo scadere del 2017, l’emiro Sheikh Zaied ce l’ha fatta ad avere un Louvre tutto suo.

 

Un progetto ambizioso ma controverso: dai costi al clima

Il Louvre Abu Dhabi (aperto al pubblico dall’11 Novembre), in realtà, è solo un primo step di un più ambizioso e maestoso progetto che riguarda l’intera Isola di Saadiyat, di fronte alle coste di Abu Dhabi. L’idea è quella di creare una sorta di “Isola della cultura” nella quale possano sorgere opere di spicco, che raccontino e svelino nuovi aspetti della cultura araba.

Molto è ancora, come detto, in fase di progettazione e di costruzione ma i progetti in essere lasciano immaginare un’area unica al mondo: è prevista una fiera, un immancabile centro commerciale e, dulcis in fundo, ben 3 musei, le cui strutture portano firme di illustri archistar: ci sarà un National Museum di Abu Dhabi disegnato da Norman Foster, con la storia degli Emirati Arabi Uniti e la celebrazione del padre della patria Sheikh bin Sultan (padre dell’attuale presidente Sheikh Khalifa); sorgerà un nuovo Guggenheim Abu Dhabi (attualmente in costruzione), progettato da Frank Gehry sulla falsa riga della celebre struttura di Bilbao (leggi l’articolo dedicato a Frank Gehry); e il Louvre Abu Dhabi, l’unico finora costruito, come detto progettato da Jean Nouvel.

Nonostante la soddisfazione per la realizzazione di un così importante progetto, alcuni aspetti controversi sono emersi durante gli anni. Tra i dubbi che hanno accompagnato la costruzione del Louvre Abu Dhabi, sollevati da alcuni esperti del settore e, che di fatto, hanno fatto slittare i tempi della costruzione di 5 anni, vi sono state sia critiche di natura economica, che culturale ma anche relativi alla salvaguardia delle opere d’arte. Infatti, i costi sostenuti hanno numeri importanti, tant’è che la spesa raggiunge il miliardo di euro e si pensi che quasi la metà (400 milioni) è stata sostenuta per poter utilizzare il marchio Louvre; vi è stata inoltre l’accusa, da parte di alcune associazioni francesi, della palese mercificazione di un marchio così importante per la cultura francese (come quello del Louvre); in molti hanno esposto le loro preoccupazioni sulla salvaguardia delle opere, visto il clima torrido e umido che caratterizza la metropoli di Abu Dhabi (all’interno del museo, fanno sapere i responsabili, è stato creato un microclima utile a proteggere le opere d’arte da ogni tipo di usura climatica).

Il futuro dell’Isola di Saadiyat di Abu Dhabi

E’ incredibile pensare che, fra qualche anno, esisterà nel mondo un distretto culturale (di fatto un’intera isola) nel quale ci saranno 3 musei progettati da 3 diverse archistar internazionali. Ma la strategia messa in atto ad Abu Dhabi, che ha scelto di diventare una sorta di capitale araba della cultura, è comunque chiara e va a completare quello che le altre metropoli degli Emirati Arabi Uniti hanno costruito negli anni: Dubai è notoriamente la capitale del turismo in termini di lusso e divertimento; Doha, ha scelto di essere pioniera dello sport (in più di un’occasione ha ospitato importanti eventi e nel 2022 ospiterà i Mondiali di Calcio); mentre ad Abu Dhabi il focus sarà la cultura, alla quale è stata dedicata l’Isola di Saadiyat.

foto Isola di Saadiyat Abu Dhabi

Come sarà l’Isola di Saadiyat Abu Dhabi

Ecco uno dei video che raccontano il concept del nuovo Museo Louvre Abu Dhabi

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Robert Wilson for Villa Panza – Tales: l’arte in movimento

Avrebbe dovuto concludersi il 15 ottobre la mostra Robert Wilson for Villa Panza – Tales, ospitata nella splendida cornice di Villa Panza a Varese, ma visto l’incredibile successo riscosso (oltre 60 mila i visitatori), il FAI – Fondo Ambiente Italiano – che ha collaborato all’organizzazione dell’evento, ha deciso di prorogarla per altri 4 mesi. La chiusura della mostra Robert Wilson è prevista, quindi, per il 4 Marzo 2017 ed è destinata ancora a stupire il pubblico, grazie ad un allestimento forte e coinvolgente che si plasma perfettamente nella collezione e nell’architettura della Villa con grande intensità.

La mostra Robert Wilson for Villa Panza – Tales

Una mostra unica, dove la realtà diventa finzione, dove ciò che è dipinto in realtà si muove: la telecamera fissa l’obbiettivo che posa immobile, ma “finché c’è vita nulla è fermo” spiega Wilson. Il visitatore più scrupoloso e attento sarà quindi in grado di vedere come un movimento impercettibile, un battito di ciglia o una lacrima che solca il viso, possa essere capace di trasformare in continuazione il soggetto che, nonostante rimanga fermo e uguale a sé stesso, è comunque sempre diverso, come una sorta di opera vivente. In altre parole, l’obiettivo di Wilson è quello di portare il teatro nel quadro, la letteratura e la musica nelle proprie installazioni,  l’arte dei grandi maestri nel video come in questo caso, con dei veri e propri Video Portraits.
 
 
I soggetti scelti per la creazione delle opere non sono affatto usuali, visto che in più di un’occasione l’artista statunitense si è “servito” di vere e proprie celebrità. Wilson, per tre delle sue creazioni ha scelto la pop star Lady Gaga per reinterpretare alcuni celebri dipinti del passato: il ritratto di Mademoiselle Caroline Riviere, realizzato da Jean Auguste Dominique Ingres nel 1806, La morte di Marat di Jacques – Louis David e La Testa di San Giovanni Battista di Andrea Solari. Queste 3 opere sono state esposte per la prima volta in Italia dopo la mostra di Parigi del 2013. 
 
Altri Video Portraits sono stati interpretati da personaggi famosi del mondo dell’arte e dello spettacolo. Tra questi troviamo il dipinto di Rembrandt che ritrae una lezione di anatomia, in cui il personaggio che sta per essere sottoposto all’autopsia è interpretato da Robert Downey Jr. (attore e produttore cinematografico statunitense), che sembra assistere alla dissezione del proprio corpo. Anche Roberto Bolle (ballerino), Marianne Faithfull (cantante e attrice britannica), il soprano Renée Fleming sono tra le celebrità che si sono prestate a diventare opere d’arte moderna.

Ecco un breve video-racconto della mostra.

Chi è Robert Wilson: il profilo dell’artista

Nato a Waco, in Texas, Robert Wilson è tra i più importanti artisti internazionali di teatro e arte visiva. I suoi lavori per il teatro non convenzionale (così come viene definito) integrano un’ampia varietà di strategie artistiche che variano dalla danza al semplice movimento, ma anche  l’illuminazione, la scultura, la musica e i testi. Le opere pensate e create da Wilson sono esteticamente suggestive e cariche emotivamente, capaci di sorprendere specialmente attraverso i piccoli dettagli, tant’è che le sue produzioni hanno sin da subito guadagnato il plauso di pubblico e della critica in tutto il mondo.

Dopo aver svolto gli studi presso la University of Texas and Brooklyn’s Pratt Institute, Wilson fonda “The Byrd Hoffman School of Byrds”, un collettivo artistico con sede a New York nella metà degli anni 1960, dove sviluppa le sue primissime opere, tra cui Deafman Glance (1970) e A Letter for Queen Victoria (1974‐1975). Collabora con diversi artisti, tra cui molti scrittori e musicisti come Heiner Müller, Tom Waits, Susan Sontag, Laurie Anderson, William Burroughs, Lou Reed e Jessye Norman. Ha anche lasciato la sua impronta su capolavori quali Krapp’s Last Tape di Beckett, The Threepenny Opera di Brecht, Pelléas et Mélisande di Debussy, il Faust di Goethe, l’Odissea di Omero, Le Favole di Jean de La Fontaine, Madama Butterfly di Puccini e La Traviata di Verdi.

Disegni, dipinti e sculture  di Wilson sono stati esposti, e lo sono tuttora, in giro per il mondo in centinaia di mostre ed eventi d’arte che gli sono valse numerosi riconoscimenti per l’eccellenza, tra cui una nomination Premio Pulitzer, due Premi Ubu, un Leone d’Oro, e un Premio Olivier.

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Loving Vincent: il film evento su Van Gogh, tra arte pittura e tecnologia

Loving Vincent, la replica il 20 Novembre 2017

[Aggiornamento] Dopo l’enorme successo di Ottobre, Loving Vincent il film-evento su Van Gogh, sarà riproposto in tutte le principali sale cinematografiche il 20 Novembre 2017. Di seguito l’articolo scritto in occasione della prima proiezione del 16 Ottobre.


Dopo un mese di Settembre ricco di appuntamenti dedicati al design e all’arte, in cui Tosilab si è resa protagonista partecipando al Cersaie 2017 e alla Bologna Design Week, con spazi dedicati al well-being che hanno riscosso un grande successo (Scopri di più). Ma quando è il cinema ad incontrare l’arte il risultato è ancora più sorprendente, un concentrato di storia ed emozioni che solo un connubio di questo genere può regalare.  È in uscita nelle sale italiane Loving Vincent, il film su Vincent van Gogh, che ha recentemente ottenuto il premio del pubblico al Festival d’Annecy 2017 (il festival internazionale del film d’animazione). Per alcuni considerato come un martire dell’arte in lotta contro le convenzioni, per altri un artista folle, la vita di Vincent van Gogh è ricca di mistero e tragedia e viene raccontata, attraverso la sua arte, in questo film-evento in programma nei giorni 16-17-18 ottobre.

Si tratta di un film d’animazione molto particolare, in cui ogni singolo fotogramma è stato realizzato a mano, grazie al lavoro di 125 veri artisti che hanno lavorato per ben 5 anni, producendo oltre 62.000 dipinti ad olio in stile vangoghiano, successivamente animati e montati in un lungometraggio della durata di 80 minuti. È il primo film nella storia del cinema creato con questa tecnica, che per la precisione consiste in una postproduzione che trasforma in “pittura animata” i fotogrammi delle scene realmente girate da attori. Secondo alcuni esperti, ogni secondo del film conterrebbe almeno 12 tele dipinte a mano, numeri davvero impressionanti.

I personaggi principali, che hanno effettivamente vissuto all’interno dell’universo delle opere di van Gogh, sono stati interpretati dagli attori Douglas Booth (che ha interpretato Armand Roulin), Eleanor Tomlinson (nei panni di Adeline Ravoux), Jerome Flynn (che ha impersonato il dottor Gachet), mentre lo stesso Van Gogh è stato interpretato dall’esordiente Robert Gulaczyk.

Il film su Vincent van Gogh, genio dell’arte di fine Ottocento ed esponente per eccellenza della pittura espressionista, è stato diretto e sceneggiato da Dorota Kobiela e Hugh Welchman e si snoda attraverso il racconto dei suoi splendidi dipinti e delle oltre 800 lettere scritte dall’artista, nelle quali si coglie uno stato d’animo controverso, causato dai diversi tragici eventi che hanno caratterizzato la sua esistenza e che probabilmente lo hanno portato alla prematura scomparsa. “Non possiamo che esprimerci e raccontarci che attraverso i nostri dipinti”, ha scritto l’artista olandese in una delle lettere ritrovate, concetto dal quale gli sceneggiatori sono partiti per mettere in piedi questa assoluta novità cinematografica.

Nessun altro artista, probabilmente, ha mai dato origine a così tanti misteri e tante leggende come Vincent van Gogh ed è per questo che Loving Vincent si propone come un racconto poetico che si sviluppa attraverso vari linguaggi: quello dell’arte, della pittura e della tecnologia.

Ecco il trailer del film:

TRAILER – LOVING VINCENT

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Nuova pagina ADV: Get inspired

“Get inspired mapping future trends” racchiude l’essenza del lavoro del team di Tosilab, costantemente pronto a recepire stimoli da trasformare in design. La nuova pagina ADV proposta da Tosilab per il 2016 racconta attraverso uno stile illustrativo l’iter creativo che a partire da una ispirazione conduce alla genesi dell’idea grafica.